Liti, truffe e tante «lobby» per scortare l’Assunta

Storia della processione che per secoli a Roma ha caratterizzato la festa di Ferragosto

(..) L’immagine del Salvatore veniva collocata sul carro trionfale, adorna d’un pallio d’oro con le Armi dei Conservatori della città. Un sontuoso baldacchino d’oro ricopriva il simulacro e la macchina veniva portata a spalle dai Confratelli della Compagnia. Si attraversava il Campo Lateranense in direzione dei Santi Quattro. Dinanzi alla chiesa di San Clemente si trovava la Compagnia dei Raccomandati della Santissima Vergine con i Capi-rione che avanzavano verso la processione con trombe, timpani e altri strumenti musicali. Giunti al Colosseo si imboccava l’Arco di Tito e di lì si sostava a Santa Maria Nova e di lì verso il tempio di S. Adriano dove Senatori, Conservatori e Magistrati attendevano il corteo. Al ritorno, superata la Suburra, si procedeva in direzione della chiesa dei SS. Pietro e Marcellino. S i arrivava ancora di notte alla basilica di S. Maria Maggiore. Terminata la Messa solenne officiata dal Papa, si ricomponeva la processione che percorreva via Merulana. Frequente era il ripetersi, durante la processione, del rito della lavanda dei piedi alla sacra immagine, derivazione della cerimonia pagana per Cibele. Nella processione dell’Assunta 40 corporazioni intervenivano solennemente, rappresentate dal Console e da un certo numero di artigiani. Ogni Arte portava un doppiere di cera di 500 libbre, collocato sopra una pesante macchina, sostenuta da 8 o 12 persone. Accadeva spesso che l’ordine fosse turbato da risse e alterchi dei rappresentanti di qualche Arte, desiderosi di conquistare un posto più onorevole nella processione. Per ovviare a questo inconveniente, venne esposta ai piedi della scala del palazzo dei Conservatori in Campidoglio una lapide di marmo con inciso l’ordine di partecipazione alla processione.
Non poche difficoltà provenivano anche dai fedeli che si accalcavano intorno alla sacra immagine, mettendo in pericolo la stabilità della macchina. Perciò fu istituita una compagnia d’onore a scorta del carro che nello stesso tempo tenesse la folla a una giusta distanza. Questo privilegio fu concesso alla Compagnia dei macellai quale riconoscimento per aver salvato l’immagine acheropita nell’incendio di Roma del 1084, portandola dal Laterano a S. Giacomo del Colosseo, mentre le soldataglie di Roberto il Guiscardo scorazzavano per la città.
Questo compito fu assegnato a dodici macellai che indossavano una corazza d’acciaio e un elmo e brandivano grosse mazze ardenti, gli stizzi, per arginare la calca. La Corporazione dei macellai aveva anche il privilegio di liberare il 15 agosto di ogni anno un condannato a morte che avesse ottenuto il perdono della parte lesa: nel 1535 spettò a Benvenuto Cellini. Ardimentosi e forti, ma dai modi sgarbati, questi macellai suscitavano il malcontento tra i fedeli, al punto da scatenare risse e tumulti, come avvenne nella processione del 1550 in cui uccisero un nobile romano. Per cui la Compagnia del SS. Salvatore stabilì la loro sostituzione con 39 nobili romani eletti ogni anno.
L’ora notturna in cui aveva luogo la funzione si prestava però a favorire i malviventi, tanto da costringere Pio V (1566-72) ad abolire la processione dell’Assunta. Nella seconda metà del XVI secolo il Ferragosto romano restò legato a riti profani, come i combattimenti dei tori, le corse dei cavalli e gli «strappacolli alli paperi», aboliti da Innocenzo XI nel 1681.