Little Tony, a Segrate torna il cuore matto

Marco Guidi

Un po’ di brillantina in testa ed eccolo ancora lì, sul palco. Nonostante quel cuore matto che in è andato in tilt durante un concerto a Ottawa. Un infarto improvviso e un’operazione d’urgenza. Little Tony è di nuovo attivo, in barba ai suoi 65 anni.
Un recupero da record, vero?
«Per me è come tornare a vivere. Mi sentivo debole dopo l’intervento, sembrava avessi più di cent’anni. E invece mi sono ripreso. Mi hanno aiutato i fan, l’affetto di chi mi vuole bene. In quei giorni di sofferenza mi hanno telefonato in tanti per farmi forza. Ricordo che la prima fu Mina, un’amica».
E adesso sei di nuovo in pista, come Bobby Solo. È il ritorno dei rockabilly?
«Veramente non ce ne siamo mai andati! Il rock è sempre di moda, tanto che ai concerti vedo tantissimi giovani insieme a chi mi ha seguito dalle origini».
Dalle prime esibizioni ai Castelli Romani?
«Non esageriamo. Lì suonavo con mio padre e i miei fratelli, più che altro ai matrimoni. Ero uno sconosciuto. Poi è arrivato in Europa il rock e sono andato in Inghilterra...».
Prima di tornare in Italia, al Festival di Sanremo. Quanto sei legato alla Città dei Fiori?
«Moltissimo. Devo tutto a Sanremo, perché la mia popolarità è nata dalla collaborazione con Celentano per Ventiquattromila baci. E sempre al Festival devo il successo di Riderà, la mia canzone preferita. Nel 2003, poi, ho scelto Sanremo per tornare sul palco. Detengo un record della kermesse: sono l’unico artista a essere arrivato sempre in finale. Mina, Celentano e gli altri subirono l’onta dell’eliminazione. Io no».
Oltre a cantare, hai fatto anche molti film...
«Quattordici, credo. Pensare che ho guadagnato molto di più dal cinema che dai miei dischi! Nonostante i milioni di copie venduti. Avessi lavorato per la Warner Bros...».
Little Tony, Segrate, Largo Carabinieri, stasera ore 21, info 02-26902343, ingresso libero