LOMBARDI, UN DIVO TRA GLI ANIMALI

La tv delle origini ha inventato quasi tutto, anche l'attenzione agli animali. Allora di essi si parlava poco e nei giardini zoologici non godevano certo delle attenzioni di oggi. L'etologia era una scienza nota solo a pochi addetti ai lavori e i libri divulgativi di Konrad Lorenz, best seller già negli anni Settanta, non erano neppure tradotti. I dirigenti della Rai ebbero, tuttavia, l'intuizione che un programma sugli animali, non solo esotici, sarebbe piaciuto molto ai telespettatori, piccoli e grandi. Il compito più arduo era di trovare il conduttore adeguato, in grado di dialogare con gli animali e di spiegarne il comportamento e le caratteristiche al pubblico. Angelo Lombardi, che aveva alle spalle una lunga esperienza di cacciatore in Africa, ma anche di domatore in vari paesi, apparve subito l'uomo giusto. Per di più a Napoli aveva ricostruito lo zoo, distrutto dalla guerra, e organizzato in alcune città italiane una mostra di serpenti. Era inoltre un personaggio simpatico, dalla calma olimpica, in grado di far fronte a qualsiasi imprevisto, creato da animali non facili da gestire come leoni, tigri e rettili di ogni genere, dimensione e pericolosità. Lo affiancavano l'assistente Andalù, di origine africana, e la simpaticissima scimmia Cita. In studio era con loro la giornalista Bianca Maria Piccinino, realmente spaventata da certe reazioni degli animali e non, come è stato scritto, solo per finta. L'amico degli animali partì il 7 febbraio 1956 e subito ebbe un grandissimo successo fra tutti i telespettatori. Nessuno di essi sapeva, però, le difficoltà di lavorazione del programma. Lo studio in cui veniva realizzato era diventato, infatti, una piazza maleodorante, in cui gli escrementi, sotto il calore delle luci dei riflettori, si essiccavano sul pavimento. Ma i problemi maggiori nascevano dal comportamento degli animali. Leoni, tigri, pantere, ma anche dolcissime gazzelle, coloriti pappagalli e canarini intonatissimi, erano spesso spaventati dalle luci troppo forti per loro, ma non per le telecamere. I più aggressivi si avventavano contro di esse, mentre gli altri avevano comunque comportamenti anomali. Lombardi, però, non si scomponeva e quando si accorgeva che la situazione poteva diventare difficile diceva al fido assistente: «Andalù, portalo via». Un tormentone che finì col diventare popolarissimo nelle 78 puntate del programma, che durò quasi tre anni e che fece di Lombardi uno dei primi divi televisivi. Ma questo tormentone finì per acquistare un significato più ampio. «Andalù, portalo via» era un modo per liberarsi delle persone moleste e petulanti.