Londra, le minoranze diventano maggioranza

Il 73 per cento della popolazione composto da «diversi», tra cui gruppi etnici e religiosi

Erica Orsini

da Londra

Oppressi, diseguali, quindi protetti. C’è chi è gay, chi è disabile, chi appartiene ad un gruppo etnico o religioso differente da quello della maggioranza. C’è chi semplicemente è donna. Tutti insieme fanno un bel 73 per cento, vale a dire la percentuale dei britannici che attualmente appartiene a un gruppo minoritario. Categoria protetta, in quanto «individuo oppresso», che il governo tutela e finanzia con aiuti economici. A fotografare questa realtà e a denunciarla come una situazione che «mina le fondamenta della democrazia» è un libretto dal titolo provocatorio ed eloquente: We are nearly all victims now (Siamo quasi tutti vittime oggi), uno studio a cura dell’istituto di ricerche Civitas, organizzazione molto vicina all’ala destra del partito conservatore.
Dopo aver sciorinato una serie di dettagliate percentuali, la relazione si sofferma sul fatto che lo «status» politico di vittima, in Inghilterra, assicura a chi riesce a ottenerlo una specie di passaporto di cittadino «straordinario», non necessariamente collegato a situazioni di minaccia o reale oppressione. Uno status che comporta in quanto tale tutta una serie di benefici, non solo economici, ma anche legali e che di fatto rende le persone diseguali di fronte alla legge. In base allo studio, il gruppo più nutrito di individui oppressi sarebbe proprio quello femminile che costituisce il 51 per cento della popolazione. Gli uomini appartenenti a minoranze etniche sono invece solo il 4 per cento mentre i maschi bianchi disabili sono addirittura l’11 per cento. Soltanto il 2 per cento sono omosessuali.
Il rapporto dell’istituto britannico punta il dito soprattutto sulla tendenza dei giudizi inglesi a considerare più gravi i crimini commessi nei confronti di rappresentanti delle minoranze, denunciando nel contempo l’invito rivolto alle forze dell’ordine perché si occupino di questi casi con maggior tempestività, mettendo così a rischio l’eguaglianza della legge nei confronti dei singoli. Secondo lo studio, inoltre, la possibilità di farsi passare istituzionalmente come soggetti «oppressi» consente alle minoranze di mettersi al riparo da ogni critica politica e questa situazione porta l’inglese medio a sentirsi perseguitato a sua volta.
La maggioranza del Paese, insomma, ormai non si sente più tale e in molti casi non lo è più neppure numericamente. Perfino la lingua inglese in metà delle scuole elementari londinesi non è più la lingua principale. A livello nazionale un bambino su cinque appartiene a una minoranza etnica, il che significa che gli studenti di madrelingua diversa dall’inglese sono ormai la maggioranza in molti istituti della capitale.