Londra, il museo della scienza nel mirino: "Ha legami con Israele"

Un gruppo di 400 intellettuali e perfino un Nobel per la pace protestano per impedire i seminari della Zionist Federation. Anche se non hanno argomento politico

Al Museo della scienza di Londra pensavano di poter fare seminari e stringere rapporti scientifici in totale libertà. Invece l'istituzione britannica è finita vittima del politicamente corretto, per una serie di lezioni tenute dagli studiosi della Zionist Federation. Intellettuali e perfino una Nobel per la pace come Mairead Maguire e l'ex presidente della commissione scienze dei Comuni si sono uniti nella protesta contro il Museo: circa 400 accademici del Regno pronti a fare picchetti pur di impedire che si svolgano i seminari, accusati di pubblicizzare università israeliane le cui ricerche sono state usate nell'intervento militare contro Gaza. Molti dei firmatari della protesta avevano sostenuto, nel 2002, una campagna per boicottare gli accademici di Israele. Allora fallirono completamente nel loro intento. Oggi se la prendono col museo, accusandolo di promuovere studiosi e atenei «complici dell'occupazione israeliana, delle scelte politiche e delle armi viste di recente con effetti disastrosi a Gaza». Il Museo si è difeso sostenendo che il seminario, in programma da oltre un anno, non abbia un argomento politico. Il presidente della Zionist Federation, a sua volta, ha tentato di rispondere alle accuse: «È un evento educativo, non è politico in alcun modo. Serve a informare la gente del contributo che Israele dà alla scienza e alla tecnologia». Jonathan Rosenhead, della London School of Economics, ha insistito: «Se Mugabe volesse affittare questi musei per un evento sappiamo che cosa direbbero». E ha spiegato all'Independent quello che ritiene il legame «stretto» fra università israeliane e strategie militari del Paese: «Il ministero della Difesa finanzia 55 progetti dell'università di Tel Aviv: l'ateneo svolge un ruolo di rilievo nel migliorare le capacità di Israele nella sicurezza e il vantaggio militare del Paese».