Lorenzin (Pdl): «Nel Lazio Fini è stato assente»

Dopo mesi di gelo, il day-after dello scontro Berlusconi-Fini apre prospettive nuove anche nel Lazio. Il Pdl, che sul territorio come partito è ancora in fasce, ha bisogno di logistica, sede, risorse, energie fresche. Nell’immediato però ci si interroga sulla giunta: la Polverini avrà mano più libera nell’indicare gli assessori? E che ruolo ricoprirà la sparuta pattuglia finiana nel Lazio (in consiglio regionale solo la D’Aguanno). E poi, si può dimenticare il comune di Latina, una polveriera? Oggi facciamo il punto con Beatrice Lorenzin, parlamentare del Pdl, persona di fiducia di Renata Polverini e portavoce del comitato elettorale della neo-governatrice.
All’Auditorium Pio si è consumata la rottura, ma lo strappo era annunciato da tempo.
«Nessuno è felice di quanto è successo. Un epilogo drammatico. Ma se non altro ora è stata fatta chiarezza. Meglio la chiarezza, per quanto dolorosa, dell’ambiguità».
La chiarezza costringerà a rivedere anche la vecchia formula 70-30. Quanto conta Fini nel Lazio?
«Undici voti alla Direzione nazionale. Con questi numeri non va lontano. Se andasse alle urne oggi, secondo me non prenderebbe neanche un voto. A Roma e nel Lazio, anche fra gli ex aennini c’è un plebiscito pro-Berlusconi».
Salvo Augello, uno di quegli undici...
«Sono rimasta stupita, la sua è una posizione, come dire, un po’ sui generis. Una linea diversa da quella di Bocchino, di Granata, certo, Augello ha tentato di ricucire. Ma la sua è una missione impossibile».
Quando sarà varata la giunta in Regione?
«Entro lunedì. Renata si prende tutto il tempo che serve».
I partiti occuperanno tutti i posti, o ci sarà spazio in ruoli-chiave, tipo al bilancio, alle attività produttive, per i tecnici?
«Si cercherà di trovare un nome adeguato, che ricopra entrambi i ruoli. L’indicazione sarà politica, ma attenta alle competenze tecniche».
Fra Berlusconi e la Polverini sembra ci sia piena intesa. E notorio però che lei a dicembre era partita in campagna elettorale con la benedizione del presidente della Camera. Ora sembra si sia sganciata ...
«La storia è diversa, più che altro Renata è stata sostenuta da Berlusconi. Non è che si è sganciata, bisogna invece porsi la domanda di chi le è stato vicino veramente in tutta la campagna elettorale. La risposta è scontata: Berlusconi».
A cominciare dal raduno di San Giovanni.
«Questo è il punto. Il premier lo ha ribadito anche all’Auditorium, quando ha contestato a Fini di non essere venuto neppure a San Giovanni. Un’assenza fisica, ma anche politica. In tutta la campagna elettorale della Polverini la presenza di Fini non si è avvertita molto».
E’ vero che la Polverini sta continuando a fare opera di mediazione con l’Api di Rutelli?
«L’ha sempre fatto, è portata naturalmente a convogliare consensi il più possibile sulla giunta. Non sappiamo che posizione assumerà Rutelli sul piano nazionale, di sicuro alle Regionali non è che abbia indossato l’elmo e la corazza per la Bonino».