LORENZO MONACO L’atelier nel convento

A Firenze la prima mostra monografica che presenta al grande pubblico il frate camaldolese vissuto fra Tre e Quattrocento, uno straordinario protagonista del Gotico

Usava colori chiari e cangianti, dipingeva a punta di pennello, con eccezionale finezza, perdendosi ad annodare nastri d’oro ai piedi degli angeli o a inseguire incantato le volute dei manti delle Madonne, disegnava con una linea pura e fantastica. Lorenzo Monaco, frate camaldolese, nato e vissuto a Firenze dal 1370 circa al 1422, ha lasciato un enorme e straordinario bagaglio pittorico, che ora anche il grande pubblico, e non solo gli specialisti, potranno apprezzare. Una mostra, in corso alla Galleria dell’Accademia di Firenze, la prima monografica dedicata al pittore, ricostruisce tutto il suo cammino, dalla formazione negli anni 1387-1400, all’intermezzo neogiottesco intorno al 1400, dalla svolta gotica del 1404 sino all’adesione al gotico internazionale. Una cinquantina di tavole preziose, molte miniature, disegni e qualche affresco staccato ricompongono l’attività del frate e il clima in cui operava.
Mostra insolita, non facile, e molto meritevole: per il recupero da musei stranieri e collezioni private di un gran numero di pezzi di trittici o complessi dipinti, dispersi in epoche diverse e adesso ricomposti. Esempi: la bella e vivace predella del trittico realizzato in collaborazione con Agnolo Gaddi per la cappella Nobili in Santa Maria degli Angeli a Firenze o l’intero polittico d’altare con Madonna, Bambino e santi per una cappella della chiesa di Santa Maria del Carmine della stessa città.
Poi, la presenza di una serie di capolavori come il Compianto su Cristo morto della Galleria Nazionale di Praga con un paesaggio metafisico fatto di torri e montagne, originali ed estrose, la delicata Madonna dell’Umiltà degli Uffizi e quella, ombrosa, giunta dalla National Gallery di Washington. E ancora i cinque antifonari della Biblioteca Medicea Laurenziana di Firenze, miniati dal pittore e dai suoi aiuti per il monastero fiorentino di Santa Maria degli Angeli, accompagnati dalle iniziali ritagliate nell’Ottocento e ritrovate in collezioni pubbliche e private di tutto il mondo. Un ottimo catalogo (Giunti) raccoglie la mole di studi di questi ultimi anni. Appropriata anche la sede scelta, la Galleria dell’Accademia, che conserva ben diciotto tavole del pittore, il nucleo più numeroso.
Lorenzo Monaco, al secolo Piero di Giovanni, entra nel 1391 nel monastero camaldolese di Santa Maria degli Angeli di Firenze. E lì, come molti altri frati, si dà alla pittura, iniziando nell’ambito della cultura fiorentina tardogiottesca delle botteghe dei Gaddi, degli Orcagna e dei Gerini. Tra le prime opere la gentile, acerba Madonna dell’Umiltà e santi, recuperata nel 1997 e riferita al pittore recentemente, conservata alla Galleria dell’Accademia. Dipinta tra il 1385 e il 1390, prima del noviziato, potrebbe essere la più antica opera superstite.
A questa fase giottesca appartiene anche l’Orazione di Cristo nell’orto della stessa Accademia, del 1400 circa, in cui già appaiono i primi segni della svolta in senso gotico. Svolta che testimonia l’adesione di Lorenzo a quella stagione fiorentina «delle attitudini e degli affetti», di cui parla Giorgio Vasari. Negli apostoli addormentati si intravedono infatti i pensieri, mentre il paesaggio aspro e collinoso si umanizza nei pur stilizzati alberetti e nel ruscello.
Siamo ormai al gotico. A spingere il frate verso questa «modernità» saranno stati artisti come Lorenzo Ghiberti o Gherardo Starnina. Certo, lui inventa un suo linguaggio, inconfondibile. Gesti ed espressioni vanno ad animare le preziose tavole, dai tagli arditi. Il già citato Compianto su Cristo morto di Praga, ad esempio, parte centrale di un trittico datato 1408, è dominato da una grande croce che svetta sopra la città di Gerusalemme, mentre la piccola folla di astanti si raccoglie sofferente intorno al corpo di Cristo. L’altra Madonna dell’Umiltà e angeli, datata 1415, della chiesa di Sant’Ermete di Putignano (Pisa), una delle tante versioni del tema prediletto dal pittore, è una struggente conversazione di angeli sotto lo sguardo pensoso di una Madonna intenta ad allattare un distratto e grassoccio Bambino.
Le ultime opere, ormai intrise di cultura tardogotica, raggiungono vertici assoluti, dalla calda e preziosa Madonna con il Bambino in trono del museo della Collegiata di Empoli alla complessa Adorazione dei Magi degli Uffizi: le tinte nette e scintillanti, la fiabesca scenografia paesaggistica e la moltitudine di personaggi, tutti con un proprio volto.
mtazartes@alice.it
LA MOSTRA
Lorenzo Monaco dalla tradizione giottesca al Rinascimento

Firenze, Galleria dell’Accademia.
Fino al 24 settembre. Catalogo Giunti.