L'orologio senza tempo supera i limiti dello stile

Junghans omaggia un pensiero rivoluzionario, nel segno della funzionalità minimalista

Fabrizio Rinversi

Nel 1919, il fondatore del Bauhaus, Walter Gropius, volle sulla copertina del manifesto del movimento, «La Cattedrale del Socialismo», xilografia realizzata dal pittore statunitense di origine tedesca, Lyonel Feininger: si trattava di una cattedrale sormontata da una torre in cima alla quale si congiungevano tre raggi ad indicare le tre arti maggiori, ossia pittura, scultura e architettura.

È passato un secolo da quell'epocale episodio avvenuto nella piccola cittadina di Weimar, in Turingia. Si trattò del primo, vero esperimento di libertà di pensiero, a cui aderirono maestri quali Klee e Kandinsky.

Quel coacervo di infinite anime e correnti, nel segno della purezza dei materiali e della linearità delle forme, purtroppo, fu bloccato dai neonati nazisti, nel 1933. Un atto che non scalfì minimamente la straordinaria potenza del suo messaggio e, oggi, oltre 500 eventi in 11 differenti nazioni, celebrano il Bauhaus, la sua rinascita, l'universalismo delle «sue» idee.

Junghans non poteva mancare di dare il suo contributo in questa direzione, essendo la sua storia legata a filo doppio con il Bauhaus, a partire dal 1956, anno in cui dette incarico all'architetto e designer Max Bill (studente della scuola di Gropius dal 1927 al 1928), di progettare un orologio. Bill realizzò inizialmente un modello «da cucina», seguito da una versione da tavolo (1958) e, poi, finalmente, da varianti da polso, nel 1961. Sulla base di un concept, «il più lontano possibile dalle mode, assolutamente senza tempo, ma senza dimenticare il tempo», Bill definì un quadrante minimalista, ma funzionale.

La sua essenzialità sfociava nell'inappuntabile leggibilità dell'ora, disegnata dal moto circolare di lancette appena «sussurrate», nel font corposo e arrotondato dei numeri arabi, e nell'inconfondibile doppio punto luminoso al 12. Questa pluripremiata interpretazione del segnatempo da polso, oggi vive nel Max Bill Handaufzug, in acciaio da 34 mm, nel rispetto assoluto, anche dimensionale, dell'originale (prezzo, 625 euro): il quadrante argenté opaco, protetto da vetro in plexiglass, è animato dal calibro manuale J805.1.

Oltre alla celebrazione dei 100 anni del Bauhaus, Junghans, non discostandosi dai temi estetici di fondo sopra illustrati, propone anche il Meister Kalender, la più recente espressione di una linea, la Meister, nata negli anni '30, seguendo criteri di proporzione ed armonia e, successivamente, oggetto negli anni '50 di una rivisitazione più sottile ed ergonomica. Connotati ben chiari sul quadrante blu soleil del Kalender in acciaio, da 40,4 mm (12 mm di spessore), calendario completo (giorno e mese a finestrella, rispettivamente, al 10 e al 2), con datario analogico al 6 ad accogliere le fasi lunari, accompagnate da una stella «personalizzata» Junghans. Le sfere Dauphine si riferiscono a discreti indici a filo, applicati ai quarti, e il meccanismo automatico, calibro J800.3, garantisce 38 ore di riserva di carica. L'insieme, completato da un elegante cinturino in pelle, color cognac, costa 1.990 euro.