Lotta all’inquinamento: investire è fondamentale

Ogni anno, in Italia, si bruciano circa 28 milioni di tonnellate di equivalenti del petrolio (Tep) per usi residenziali. Vale a dire, più o meno il 16% di tutti i consumi energetici nazionali. Nell’ambito di questa cifra, la parte del leone la fa il riscaldamento, che da solo rappresenta più del 68% dei consumi delle famiglie e oltre la metà delle spese di gestione delle case italiane. Per riscaldare gli ambienti e l’acqua delle nostre abitazioni, usiamo ogni anno più o meno 14 miliardi di metri cubi di gas, 4,2 miliardi di chilogrammi di gasolio e 2,4 milioni di tonnellate di combustibili solidi, soprattutto legna. Con costi ingenti, non solo economici ma anche ambientali: così facendo, infatti, in dodici mesi si riversa nell’aria qualcosa come 380mila tonnellate di sostanze nocive, quali ossido di azoto e monossido di carbonio. Numeri che fanno riflettere, e che confermano un dato sul quale tutte le analisi ormai concordano: il riscaldamento è la maggiore causa d’inquinamento nelle città, subito dopo il traffico. E la distanza tra i due tende pericolosamente ad assottigliarsi.
Basti pensare che in una metropoli come Milano le caldaie sono responsabili del 20% delle emissioni di polveri sottili. Una percentuale che puntualmente aumenta durante i mesi invernali. E non è tutto: oltre alle sostanze inquinanti vere e proprie, con il riscaldamento si riversano nell’atmosfera anche tonnellate d’anidride carbonica. Che tossica non è, ma che come è noto contribuisce all’effetto serra, favorendo l’innalzamento della temperatura media del pianeta. Anche qui, qualche numero: la combustione di un litro di gasolio produce circa 2,65 chilogrammi di Co2. Questo vuol dire che una casa di 100 metri quadri, che consuma 15 litri di gasolio per metro quadro all'anno, in dodici mesi ne genera quasi quattro tonnellate.
Il quadro, insomma, è chiaro. E dice che, oggi più che mai, il riscaldamento è un comparto strategico sul quale è urgente investire con decisione, a caccia di soluzioni ad alta tecnologia ed elevata efficienza. Capaci contemporaneamente di giovare alla bilancia commerciale del Paese (non va dimenticato che l’85% del fabbisogno italiano di energia è coperto dalle importazioni), di alleggerire le bollette delle famiglie e di aiutare l’ambiente.
Una grossa mano, certo, può darla l’efficienza energetica degli edifici, che con una buona coibentazione di muri e finestre sono in grado di ridurre in modo significativo la dispersione del calore verso l’esterno. Consumando così fino al 25% di combustibile in meno. Ma anche chi offre al mercato soluzioni per il riscaldamento domestico è chiamato a fare la sua parte, con prodotti e servizi all’avanguardia che sappiano coniugare risparmio energetico e limitato impatto ambientale.