Lucky Luciano, il dracula della mafia

Esce la raccolta di articoli di Mauro De Mauro, vittima di Cosa Nostra, sul più famoso (e furbo) dei gangster

Il mammasantissima più famoso della storia di Cosa Nostra, Lucky Luciano(1897-1962), raccontato da un giornalista di razza che è stata la più illustre vittima della lupara bianca, Mauro De Mauro (1921-1970). Ecco in sintesi estrema il contenuto del librino chicca di Mursia, Lucky Luciano (pagg. 174, euro 13, prefazione di Beppe Benvenuto, con un’intervista a Tullio De Mauro).

Il libro raccoglie una serie di articoli-ritratto pubblicati su L’Ora di Palermo tra il 5 e il 23 novembre 1963 in cui il giornalista, a cui si devono alcune tra le prime campagne frontali contro Cosa Nostra, cuce con arte una narrazione serrata che ricama sulla pagina vita, malefatte e umori del padrino di New York, a partire da un incontro personale avvenuto nel 1958 quando De Mauro aveva intercettato Salvatore Lucania (all’anagrafe criminale Luciano «il fortunato») che per l’occasione era «sceso» per affari all’Albergo Sole di Palermo.

E che De Mauro fosse la persona giusta per raccontare il super boss e la sua lunga carriera criminosa non c’è dubbio. Era un irregolare con il fiuto per il torbido. Nato nel 1921 (quindi nella generazione che crebbe a fucile e moschetto) finì quasi inevitabilmente dalla parte sbagliata della guerra civile (la sua attività come informatore e i suoi legami con la X Mas del principe Borghese lo fecero finire prima prigioniero al campo di Coltano, poi processato e assolto per crimini commessi sotto il regime). Ma questa «scuola» contribuì a farne un cronista di vaglia di cui L’Ora, giornale fiancheggiatore del Pci, sfruttò la capacità di segugio. Fu De Mauro a seguire per quella testata l’affaire Mattei, così come numerosi servizi sulla mafia a causa dei quali, almeno secondo il pentito Buscetta: «... De Mauro era un cadavere che camminava. Cosa Nostra era stata costretta a “perdonare” il giornalista perché la sua morte avrebbe destato troppi sospetti, ma alla prima occasione utile avrebbe pagato...». Non bastasse De Mauro si interessò anche di eversione e di golpe di destra. Il risultato fu che l’8 dicembre 1970 venne rapito mentre rincasava. Il cadavere non è stato mai ritrovato né si è mai arrivati ad una verità definitiva sulla vicenda.

E De Mauro, come dicevamo, nel raccontare “Lucky” utilizza tutte le sue doti di cronista. Parte da quel che sente per la strada, da uno spunto da bar: «Non ricordo come, una sera di quest’ultimo settembre il discorso cadde su Lucky Luciano. Era l’aperitivo, all’imbrunire». E visto che tutti parlano del vecchio boss, trasferito in Italia e con ormai «l’aspetto di uno zio buono», il giornalista ricostruisce in una manciata d’articoli una vita, un’esistenza piena di cicatrici criminali. Ci mette il ricordo personale: «Cordiale, come lo è sempre con i giornalisti... un linguaggio pittoresco il suo, che è un rifacimento all’italiana del dialetto napoletano piuttosto che del siciliano». Usa poche battute per rendere in un lampo il guizzo e l’ammiccamento tipico del capobastone: «Era venuto a Palermo per salutare degli amici; poi aveva avuto voglia di salutare altri amici a Catania ecco tutto...“Non scriva niente, non ne vale la pena. Se Lei va a Milano i giornali che fanno scrivono che Lei è a Milano?”».

Passa poi ad una ricerca a tutto campo e con piglio quasi filologico che ricostruisce la vicenda americana del ragazzino che emigrò al seguito del padre zolfataio a nove anni, che divenne il pericolo pubblico numero uno ottenendone in cambio trent’anni di galera e che dalla galera uscì stabilendo i contatti tra la mafia e i servizi segreti americani che consentirono lo sbarco in Sicilia (e prima ancora il funzionamento dei convogli atlantici). E se dei fatti salienti nella narrazione non manca nulla - batte per dovizia di dati opere specialistiche molto più lunghe - il vero valore aggiunto è comunque dato dalla penna, dalle invenzioni linguistiche: «Gli interessi di Lucky in quel periodo erano sparsi come concime in un campo di grano... Lucky sembrava Dracula... la personificazione di un gangster da film di seconda visione».

E così chiudendo il librino si ha per un attimo ancora l’impressione di vederli camminare fianco a fianco quei due, per le strade di Palermo, impegnati in un’improbabile intervista. Luciano con la palpebra abbassata che fissa De Mauro, quel suo sorriso sornione sotto il naso rotto. Entrambi con le loro cicatrici, attenti e sulla difensiva «come un bouxeur o un dobermann sulla guardia».