Lulu.com, l’amico degli scrittori senza editore

Il guru informatico Bob Young pubblica su Internet 1.500 nuovi libri a settimana. E così anche i Cheyenne hanno il loro dizionario...

Quante persone nel mondo hanno un manoscritto nel cassetto che non sono mai riuscite a pubblicare? Milioni. Dopo il cesello delle parole viene, infatti, la fatica, ben più dura, della caccia all'editore. Bisogna convincerlo, dimostrargli la possibilità di ricavarci il giusto utile. Spesso, e ben lo sanno molti professori universitari, l’autore deve comprarsi un buon numero di copie e poi cercare di «spacciarle» ai propri studenti o, peggio, ai propri conoscenti. Una trafila lunga e costosa che comunque non garantisce il risultato, né per chi scrive né per chi edita. Se non si vendono almeno qualche migliaio di copie è difficile che qualcuno ci guadagni veramente qualcosa.
Una situazione a cui ha cercato di porre rimedio Bob Young, guru canadese dell’informatica e fondatore della società di software Red Hat, una delle poche che sia riuscita a contrastare il monopolio di Microsoft. Nel 2002 ha, infatti, lanciato la Lulu Enterprises (www.lulu.com) per rivoluzionare il mondo dell'editoria passando dal computer. L'idea è quella del print-on-demand (stampa su richiesta). In pratica Lulu è un gigantesco contenitore digitale in cui l'autore deposita la sua opera, scegliendo formato e copertina. Il libro così «galleggia» nella rete con un abstract visionabile da tutti quelli che entrano nel sito. Se lo trovano di loro gusto possono comprarlo e scaricarlo sul pc, oppure decidere che lo preferiscono nel tradizionale formato cartaceo e farselo spedire. Due giorni per la stampa e il tempo che ci impiega la posta e qui, da nazione a nazione, uno sa cosa deve aspettarsi. Il sistema premia l'autore dal punto di vista del copyright. Chi deposita il libro ne fissa il valore intellettuale di cui l'80 per cento va a lui e il resto a Lulu. Chi lo scarica in formato digitale paga solo la proprietà intellettuale, chi, invece, vuole sentire il fruscio delle pagine si accolla anche le spese di stampa e spedizione, tutt'altro che proibitive.
Il progetto che ha richiesto due anni per mettersi a regime in Canada e negli Stati Uniti, adesso sta sbarcando in Europa e in Italia. A rendere felice Bob Young, al di là dei 1500 nuovi titoli ogni settimana, dei 500mila libri venduti e dell'attivo di bilancio, è soprattutto la filosofia di Lulu. L’anti Bill Gates in tour promozionale a Milano racconta: «È un sistema che lascia agli autori la proprietà dei loro mezzi di produzione: le opere. Sfrutta le regole del mercato per far si che chi ha un'idea possa renderla pubblica e guadagnarci. Farebbe contenti sia Marx sia Adam Smith».
Secondo Young la prolificità letteraria di paesi con mercati ristretti, come l'Italia, potrebbe trarne benefici. «Con questo metodo non si ha bisogno di alte tirature, noi non prosperiamo su un libro che faccia un milione di copie ma su un milione di libri che ne facciano dalle decine alle centinaia».
Per ora è difficile dire se sarà vera palingenesi editoriale, quel che è certo che ha fatto contenti migliaia di scrittori in erba e gli indiani Cheyenne. Nessuno infatti voleva stampare un dizionario della loro lingua perché è parlata pochissimo. Ora il vocabolario è su Lulu.com e i nativi americani lo scaricano e lo stampano salvando una cultura.