La Luna è pallida e New Zealand si porta sul 2 a 0

Battuta di 40’’. I kiwi hanno studiato le manovre di Spithill e l’hanno neutralizzato. Ma dicono: «Gli italiani non mollano mai. Rimonterebbero anche da 4-0»

da Valencia

La mattina di Team New Zealand inizia con la televisione, schermo gigante alla base: gli All Blacks giocano contro la Francia una partitella... e vincono 42 a 11. Soddisfatti gli uomini di Dean Barker escono in mare e incontrano i delfini, che giocano con la prua della barca, come piace fare a loro e come sono abituati a vedere nel Golfo di Hauraki. E così si presentano ben rilassati e sicuri nel box di partenza per la seconda battaglia contro Luna Rossa. Seguirà vittoria, netta e decisa: quaranta secondi il distacco finale che santifica il due a zero in loro favore. La lotta, per i nostri eroi, è più dura del previsto. Lo stratega Michele Ivaldi non nega che sia stato difficile: «Non siamo mai entrati in regata».
Vero. Perché? È chiaro che queste regate si stanno giocando sulla partenza e sul primo incrocio: chi è davanti ci resta. Nella prima regata, con vento più debole, il distacco è rimasto contenuto. Ma ieri, con vento più forte e stabile, un poco di onda, si è visto che la barca che insegue fa una gran fatica a tenere aperto il gioco, ad avvicinarsi a chi la controlla e la tattica dei neozelandesi è orientata a non lasciare mai porte aperte all’avversario. In partenza l’indicazione di Torben Grael a Spithill è stata di prendere la destra, anche «pagando» all’avversario qualcosa. Così è venuto fuori un minestrone di intenzioni in cui non si è capito se James volesse spingere Dean oltre la linea in anticipo, o se volesse davvero la destra, se cercasse un varco per accelerare. Di fatto il kiwi si è difeso bene, ha costretto i nostri a virare sulla linea e partire molto lentamente anche se dal lato che volevano. Alla prima boa il distacco era già di venticinque secondi, destinato a crescere, nel tentativo di forzare la fortuna cercando il vento dove non c’era l’avversario.
Si capisce che in questi giorni i kiwi hanno studiato come neutralizzare l’aggressività di James Spithill, l’uomo che ha fatto la differenza contro Dickson, che nelle regate di match race attorno al mondo batte quasi sempre Dean Barker. Stanno facendo come un pugile longilineo che non accetta mai il corpo a corpo, i dolorosi colpi corti al fianco, che tiene lontano l’avversario con l’allungo e la precisione. D’altra parte si percepisce il timore di Spithill di correre il rischio di prendere una pesante penalità, che senza forti differenze di velocità tra le barche significa perdere la regata. Per il resto tutti i tecnici sono concordi nel vedere due barche molto simili, con velocità paragonabili.
Nella prima bolina, quando Grael ha deciso che era il momento di tentare il «tacking duel», si sono contate ventidue virate, una ogni trentuno secondi. Grael è stato bravo a giocare la giusta fase con il vento, ma ha guadagnato quasi nulla. Guerra di uomini, lo abbiamo già detto, guerra di nervi. Anche fortuna. «Non è ancora un risultato pesante - ha detto Ivaldi -, dobbiamo ancora vincere cinque regate, ma possiamo farcela». È interessane quello che dicono i neozelandesi, che continuano a rispettare Luna Rossa. Lo stratega Ray Davies racconta: «Sono un avversario durissimo, che dobbiamo neutralizzare ogni giorno, non dobbiamo lasciargli opportunità per renderci il gioco duro. E ogni giorno sarà più difficile». Davies aggiunge. «Le velocità sono molto vicine, forse noi siamo andati un poco meglio oggi, ma non si può davvero dire che siamo sostanzialmente più veloci. Luna Rossa ha già dimostrato la capacità di tornare in regata molto facilmente. Non penso finiranno come Bmw Oracle, hanno già vinto la Louis Vuitton e partecipato alla Coppa. Sono ragazzi durissimi, possono risalire dal tre a zero, anche dal quattro a zero». Per il momento non sono previste modifiche né alla barca né all’equipaggio, che del resto non sarebbero producenti. Ma già oggi potremmo vedere una Luna meno ingessata, più libera. Più aggressiva.