Luna Rossa verso il cappotto Kiwi a una regata dal trionfo

De Angelis: «Li sapevamo forti, ma che andasse a finire così... Comunque ci batteremo sino all’ultimo»

da Valencia

Ogni mattina un piccolo rituale. Francesco de Angelis prende tre caffè, li porta in barca prima che lasci il molo per la regata. Uno per lui, uno per Torben Grael uno per Emanuele Marino. Succede da quando hanno vinto la prima regata contro Bmw Oracle. Con l’aggiunta di un particolare, Francesco si gira a salutare Paolo Martinoni, ufficio stampa, che la prima volta non lo ha visto e deve continuare a «non vederlo». Ieri, alla base, sono anche arrivati cornetti, quadrifogli conservati da anni in pagine di libro. Chi poteva ha portato il suo contributo per mettere i razzi a Luna Rossa. Ma la «tazzulella ’e cafè» più che un altro rituale innocuo e una dimostrazione di affetto per la barca non è stata. I kiwi sono stati ancora una volta i più forti e senza troppe discussioni. Il distacco alla fine è di 52 secondi. Quattro a zero e oggi alle quindici parte il primo match point per Emirates Team New Zealand. Francesco de Angelis dice: «Alla vigilia sembrava impossibile un risultato del genere. L’immaginazione non arrivava a questo, sapevamo che era una regata difficile, siamo due team forti e alla fine la differenza è fatta da tante piccole cose messe in sequenza. Sono stati bravi. Fino quando ci sarà regata butteremo il cuore e il sangue oltre l’ostacolo».
Il pontone per la premiazione è pronto da ieri, l’organizzazione ha già distribuito le istruzioni per i fotografi, i giornalisti, il pubblico. I kiwi gonfiabili spuntano miracolosamente ovunque, all’improvviso si scopre che ci sono tifosi che hanno volato per ventiquattro ore. E pensare che le cose sembrava stessero andando bene, proprio bene, almeno nella prima bolina. James Spithill aveva fatto lo sporco lavoro di portare la barca dove la voleva Torben Grael, a destra. Poi avevano navigato bene fino al primo incrocio, cercando le raffiche e il vento. E Luna Rossa per la prima volta dall’inizio era riuscita ad avere un vantaggio di novanta metri sull’avversario. Nella testa degli osservatori era il momento di mettere la museruola a Terry Hutchinson, tattico avversario. Incassare l’assegno: nella vela si dice così quando dopo aver fatto la scelta giusta si va a cercare l’avversario per tenerlo sotto schiaffo e mettersi tra la boa e l’avversario stesso. Soffrire ma star davanti. Insomma, quello che hanno fatto loro finora. Ma la Luna, che forse soffre di un non dichiarato complesso di inferiorità, cerca di guadagnare ancora con i suoi metodi. Di nuovo separazione, di nuovo un’opzione per i kiwi. Quando le due barche stanno per tornare all’incrocio Luna Rossa sullo schermo dei computer ha ancora un vantaggio di una quarantina di metri. Potrebbe forse passare davanti. Ma la sua scelta è di virare verso destra e aspettare un nuovo salto di vento. Dean Barker, che fino a quel momento aveva masticato i denti, la lingua e il microfono e tutto il resto crede in un sogno. Sì, vabbè, aveva fatto la classica manovra di chi vuole fregare l’avversario sulla reale direzione del vento che sta ricevendo: si tengono le vele cazzate poggiando leggermente e puntando l’avversario che calcola il momento della sua virata in funzione di quell’angolo. Appena lui vira si «alza» la prua verso il vento evitando di ricevere i rifiuti. Grael lo sapeva, aveva ben visto che i kiwi avevano il vento da sinistra. Barker sembra avere un motore, naviga per cento metri verso la boa con furore. Sembra di vedere Alinghi nel 2003, quando faceva polpette di chiunque. Grael ammetterà: «È stato un errore». Ma forse non lo avrebbe tenuto dietro in nessun modo. La regata è finita. Il vento non torna mai dalla parte di Luna Rossa e da lì in poi è agonia. Luna Rossa, che con il vento forte della prima regata inseguiva bene l’avversario, con quell’arietta è più lenta di bolina e molto più lenta di poppa. Le speranze adesso sono davvero poche. Che fare? «Non perderemo come hanno fatto gli spagnoli lasciandosi andare nell’ultima regata», promettono i nostri. A qualcuno è venuto il dubbio che Luna Rossa sia più lenta di Desafio, che almeno ha vinto due regate. «Abbiamo regatato in condizioni diverse - ha detto il loro randista, Don Cowie -, le quattro barche semifinaliste sono paragonabili».