La lunga corsa dell'antipolio

La poliomielite resta endemica in Pakistan, Afghanistan e Nigeria. Secondo l'Oms la citta' di Peshawar, nel nordovest del Pakistan, è il principale serbatoio nel mondo del virus della poliomielite. Nel 2013 in Pakistan si sono registrati 91 casi di poliomielite, rispetto ai 58 del 2012.
A ribadire poi l'attenzione che si pone in tutto il mondo alle paralisi flaccide - così si definiscono i problemi causati dal poliovirus e da altri - dagli Usa giunge una ulteriore notizia: cinque bambini in California sono stati colpiti da un'infezione, ancora sconosciuta, simile alla poliomielite che li ha paralizzati, come viene confermato durante il Congresso dell' American Academy of Neurology di Filadelfia. Non si è ancora spenta l'eco dell'allarme lanciato qualche tempo fa dall'Organizzazione mondiale della sanità per la situazione in Siria, dove sono stati registrati diversi nuovi casi allarmanti.
A distanza di 50 anni dal via alla grande lotta contro la polio, la storia della vaccinazione continua. Non si è ancora giunti all'eradicazione completa dell'infezione nel mondo e la soglia di attenzione si innalza. In Italia il rischio di nuovi casi è solamente teorico. In tutto il mondo con l'avanzare della vaccinazione, gli attacchi del virus si sono ridotti. Ma la scienza non si è fermata.«Con il vaccino Sabin si erano registrati casi di poliomielite da vaccino», ricorda Pietro Crovari, professore emerito di igiene e medicina preventiva dell'università di Genova. «In particolare si è visto che i casi di Vap (acronimo che sta per Virus Associated Paralisys) si potevano verificare in una persona su 75mila dopo la prima dose, e in una persona ogni diversi milioni dopo i richiami. Per questo il vaccino Salk, rinnovato, è diventato di nuovo protagonista agli inizi degli anni Novanta ed ancora oggi è contenuto nella vaccinazione che si effettua in associazione con altre immunizzazioni».
La corsa al vaccino iniziò nel 1948 dopo la scoperta degli studiosi guidati da John Franklin Enders al Children's Hospital di Boston. I ricercatori riuscirono poi a coltivare il virus della poliomielite su cellule umane. Il primo vaccino a rendersi disponibile fu quello messo a punto da Salk con la tecnica dell'inattivazione del virus. Purtroppo la vaccinazione non dava sempre risultati univoci in termini di protezione, che variava da lotto a lotto, inoltre si erano registrati casi di malattia legati alla sua somministrazione. In Europa e in Italia si cominciò quindi a vaccinare con il vaccino messo a punto da Sabin, con virus attenuato.
La grande campagna di vaccinazioni italiana iniziò nel 1964 con una serie di tre vaccinazioni in rapida sequenza, poi a distanza di mesi, il richiamo con un unico vaccino trivalente. «La campagna coinvolse tutti i bambini tra i sei mesi e i 14 anni - ricorda Crovari - perché si pensava che sopra questa soglia la popolazione fosse immunizzata contro il virus grazie all'infezione naturale. Quella grande operazione di sanità pubblica, ha eliminato la polio in Italia, l'ultimo caso in Italia si è avuto nel 1983 e l'Europa è divenuta «polio free» nel 2000. Va ricordato che dagli inizi degli anni Novanta si è tornati a somministrare il vaccino Salk migliorato, risultato più sicuro». Oggi, a distanza di cinquanta anni, la vaccinazione rimane ancora un'arma formidabile per contrastare il possibile ritorno della poliomielite. In Europa la copertura vaccinale contro la polio è di circa il 90% , ma vi sono sacche di popolazione che non sono immunizzate. In Italia circa il 96% dei neonati viene vaccinato con tre dosi, il rischio è molto basso. Chi ha ricevuto le tre somministrazioni di vaccino può stare tranquillo.