La lunga storia greca di un cavallo romano

Una mostra documenta recupero e restuaro dell’animale di bronzo del quinto secolo a. C.

Nei Musei Capitolini, a pochi giorni dalla sistemazione della Lupa Capitolina nella sala dell’esedra del Marco Aurelio, un altro nobile animale fa il suo ingresso trionfale nella sala degli Orazi e Curiazi. Si tratta di uno splendido destriero del V secolo a. C., che dopo un lungo restauro riprende la sua millenaria corsa nella mostra Un cavallo di bronzo per più cavalieri. La scoperta di un originale greco a Roma (fino al 16 settembre 2007). Sembra incredibile che un capolavoro prestigioso come questo sia stato a lungo trascurato, ma dopo il suo rinvenimento in vicolo delle Palme, a Trastevere, nel 1849, oggi potremmo parlare di una riscoperta, perché grazie a un miracolo tecnologico che lo ha liberato dai supporti esterni che lo umiliavano, è stato riportato alla sua statica e alla bellezza originaria. Nell’Ottocento, dopo un iniziale momento di esaltazione, dovuto all’ipotesi che si trattasse di un’opera di Lisippo, si pensò a una copia romana, tanto che il cavallo ha condotto una vita grama nella Sala dei Bronzi senza destare l’interesse di nessuno per più di un secolo.
Nel 1977 e, in seguito al restauro dei celebri cavalli di San Marco a Venezia, venne realizzata una mostra itinerante, per la quale venne richiesto il nostro cavallo. Il suo restauro dette il via a una lunga serie di indagini che hanno portato gli studiosi a ritenere che si tratti di un originale greco. L’animale, che doveva avere un cavaliere sulla groppa, è raffigurato nel momento di passaggio tra fermo e galoppo, mentre piega la zampa anteriore sinistra. Si vedono le vene disegnate con preciso naturalismo e la tensione muscolare. La testa è energica, l’insieme potente. Poiché la zampa anteriore destra era brutalmente distorta, e la posteriore sinistra, spezzata, era stata riempita di piombo, si è proceduto alla sostituzione con copie eseguite per calco, raggiungendo una forma la più simile all’originale.