Il lungo viaggio nella storia di una tela (perduta) di Matisse

&quot;Il muro rosa&quot; apparteneva a una ricca famiglia di ebrei tedeschi. Quando i loro beni furono confiscati si persero le tracce dell’opera che è stata ora riconsegnata agli eredi della famiglia<br />

E’ stato un viaggio lungo più di 60 anni quello di un’opera di gioventù di Matisse. “Il muro rosa (dell’ospedale di Ajaccio)” è ritornato a casa, dai suoi proprietari, o meglio dai loro eredi, con una cerimonia ufficiale del ministero della Cultura francese. Ma il suo periplo è stato avventuroso. Oggi, l’erede di Harry Fuld Junior, uomo d’affari tedesco, ebreo, cui i nazisti confiscarono i beni nel 1941, è la Magen David Adom, l’equivalente israeliano della Croce rossa. L’ultima volta che la tela è stata esposta in un museo è successo proprio a Gerusalemme, quando il Museo d’Israele ha organizzato una mostra di opere “in cerca di un padrone”, ovvero provenienti da collezioni naziste originate da confische durante la seconda Guerra mondiale.

Dopo essere stata messa in mostra diverse volte, la prima nel 1906, l’opera fu acquistata da un mercante d’arte tedesco, Justin Thannhauser. E sul confine, mentre l’uomo attraversa la frontiera, i doganieri francesi marchiarono con lo stampo statale la tela. Il dettaglio è importante perché è servito poi agli “investigatori” a rintracciare la paternità del Matisse. Thannauser una volta tornato a Monaco lo vende a un collezionista di Francoforte, Harry Fuld Senior, ricco imprenditore tedesco. Il figlio Harry Fuld Junior, eredita tutta la fortuna del padre alla sua morte.

Nel 1937 per sfuggire alle persecuzioni contro gli ebrei parte per Londra, lasciando tutti i suoi beni in Germania. Nel 1941 i suoi averi sono confiscati dai nazisti. E il Matisse finisce in una vendita pubblica nel 1942. Riappare anni dopo, nel 1948, a Tubinga, allora zona d’occupazione francese. I gendarmes francesi trovano la tela in un nascondiglio tra gli averi dell’ufficiale delle SS Kurt Gerstein e per via del timbro dietro l’opera il Matisse tornò in Francia. Gerstein si uccise in prigione nel 1945 e Fund alla fine della guerra partì per cercare senza successo il suo Matisse.