«Un luogo vivo dove lavorare sulla Shoah»

«Il percorso espositivo inizierà dall’inferno dei lager»

Marcello Pezzetti, uno tra i maggiori storici esperti al mondo di Shoah, è il direttore scientifico del museo. Docente all’«Ecole International pour l’étude de la Shoà» presso il museo dell’Olocausto Yad Vashem (Gerusalemme), studioso di cinematografia sulla Shoah (è consulente sia per la Rai che per Mediaset e ha collaborato a La vita è bella di Benigni), è ricercatore presso la fondazione Cdec (Centro di Documentazione Ebraica Contemporanea), che è tra le più autorevoli istituzioni a livello internazionale che si occupano dell’argomento. Pezzetti ha compiuto più di cinquanta sopralluoghi ad Auschwitz-Birkenau, dove accompagna, insieme ai sopravvissuti, visitatori e studenti. Le sue visite guidate ai campi di sterminio partono dal percorso delle vittime verso la morte, mentre per il museo ha pensato di compiere un tragitto inverso: «Abbiamo scelto di partire dalla fine, dalle camere a gas - spiega Pezzetti - perché pensiamo che in questo modo si possa spiegare meglio come sia potuto accadere ciò che è avvenuto. Non ci fermiamo all’impatto, ma dall’impatto si inizia per arrivare alla coscienza e alla conoscenza». Questo sarà il metodo che forse rappresenterà la peculiarità del Museo della Shoah di Roma: «Abbiamo visitato i maggiori musei della Shoah del mondo (Gerusalemme, Washington, Berlino e Parigi) - continua Pezzetti - con i quali abbiamo stretti rapporti di collaborazione. Ognuno di essi ha molte cose interessanti. Il nostro deve avere una particolarità italiana, non solo nei contenuti, ma soprattutto nella sensibilità espositiva e nel percorso. Le vicende italiane saranno messe a confronto con il quadro storico generale». Pezzetti punta anche a far diventare il museo un luogo dinamico di ricerca: «Vogliamo costruire un luogo vivo, dove si possa lavorare sulla Shoah - conclude lo storico -. Gli insegnanti e gli studenti potranno sperimentare percorsi didattici nuovi. Offriremo in questo senso molti strumenti alle istituzioni che già si occupano dell’argomento e a quelle che vorranno occuparsene».