La Lupa raggiunge Marc’Aurelio per far festa a Roma

La Lupa capitolina e la statua equestre di Marco Aurelio sembrano dialogare tra loro in una città che ha un grande senso della storia. È quanto ha detto, in sintesi, il sindaco di Roma Walter Veltroni in occasione della presentazione della nuova sistemazione della Lupa nella sala dell’esedra del Marco Aurelio. Si tratta di uno spostamento solo temporaneo, motivato dalla mostra «Sotto i riflettori» (fino alla fine di settembre), che mostra la lupa bronzea sotto una luce abbagliante, evidenziandone gli straordinari particolari anatomici, ma questo accostamento potrebbe anche diventare definitivo, perché in origine il simulacro era collocato alla luce del sole e solo dopo il 1471 è stato sistemato all’interno del museo. Tra l’altro la collocazione originaria era nel Laterano, insieme al Marco Aurelio e alla testa bronzea di Costantino. Così ora è come se la Lupa fosse tornata nel suo ambiente naturale, accanto agli altri bronzi lateranensi. Il sovrintendente Eugenio La Rocca conferma che, nonostante il recente dibattito sulla datazione della Lupa che secondo alcuni studiosi sarebbe medievale e non etrusca, è favorevole alla tradizionale cronologia del V secolo a. C. per i caratteri tecnici, stilistici e formali. Anche secondo la direttrice dei Musei Capitolini, Anna Mura Sommella, la scultura si inquadra nel periodo degli inizi della repubblica, quando Roma era già una città straordinaria, che accoglieva diversi artisti provenienti dalle varie parti del mondo. Dopo un accurato restauro eseguito qualche anno fa, la misteriosa statua-simbolo torna a incuriosire i visitatori nel museo pubblico più antico del mondo. Le novità emerse dal restauro sono state di tale importanza da suggerire l’idea di approfondire la sua storia in un recente convegno. Indagini sofisticate hanno evidenziato che l’opera è stata realizzata con la tecnica della fusione a cera persa, con il piombo proveniente dalle miniere dell’entroterra di Alghero. A giudicare dalla terra argillosa di fusione, è stata eseguita probabilmente in un’area vulcanica sulla riva destra del Tevere, tra Roma e Orvieto, quindi in ambiente etrusco. L’attento decorativismo del pelame della lupa, trattato come un disegno geometrico che ripete all’infinito lo schema di base, non ha confronti noti e fa sì che l’opera sia un unicum, irriproducibile non solo per la tecnica di fusione adottata, ma soprattutto per il suo valore sacrale. Probabilmente in origine l’immagine doveva essere collocata nella grotta del Lupercale, dove secondo la tradizione erano stati allattati Romolo e Remo. Quanto ai gemelli posti sotto la lupa, sono un’aggiunta rinascimentale, ma devono aver sostituito una primitiva coppia di età romana, andata distrutta.