LYONEL FEININGER Dimenticato ma grande

Forse pochi lo sanno, ma Lyonel Feininger in Trentino era già conosciuto negli anni ’60, mentre ancora oggi nel resto d’Italia la sua figura non è ancora adeguatamente riconosciuta. Egli è invece considerato a livello mondiale un artista tra i grandi del secolo scorso, e non solo per la sua lunga militanza alla Bauhaus, chiamato da Gropius, fianco a fianco con Kandinsky, Klee, Schlemmer, ma per l’insieme della sua opera che ha teso alla ricerca dell’essenzialità di segno e di forma. E il motivo per cui Feininger era ben noto nel nord d’Italia è legato alla presenza a Trento di uno dei suoi figli, Laurence, prete cattolico. Laurence era un sacerdote particolare perché dedicò gran parte della sua esistenza a salvare dalla distruzione del tempo e dell’uomo, i tesori musicali manoscritti della Chiesa cattolica. Un’attività che lo portò a raccogliere il patrimonio più consistente al mondo di opere liturgico-musicali, un patrimonio che dopo la sua morte, nel 1976, la famiglia donò alla provincia di Trento, e per raccogliere il quale egli usò come moneta le opere del padre. Ecco perché nelle case di molti collezionisti trentini si possono vedere anche opere di Lyonel Feininger. E da quest’assunto nasce l’idea della mostra curata da Danilo Curti-Feininger, che con oltre 160 opere (tra dipinti ad olio, acquarelli, disegni, caricature e xilografie) è la più vasta mai realizzata in Italia.
Figlio di genitori tedeschi, Lyonel Feininger era nato a New York nel 1871, ma ancora giovanissimo nel 1887 fu inviato ad Amburgo, per studiare pianoforte. Il giovane Feininger era però attirato anche dal disegno, e specialmente dalla caricatura, e ben presto quella che all’inizio era solo una vaga inclinazione artistica divenne una vera e propria professione: dal 1890 al 1915 Feininger pubblicò oltre duemila disegni umoristici collaborando con le maggiori testate tedesche e francesi e per la Chicago Tribune.
Dopo un primo matrimonio, conobbe l’artista Julia Berg. I due si sposarono a Londra nel 1908, ma già nel 1906 avevano avuto il loro primo figlio, Andreas (che in seguito diverrà un famoso fotografo), mentre nel 1909 e nel 1910 nacquero Laurence e Theodore Lux. Dopo un breve soggiorno a Parigi nel 1906, durante il quale strinse amicizia con Robert Delaunay, si avvicinò decisamente alla pittura, un passaggio inevitabile, dal momento che già da qualche tempo vestiva i panni del caricaturista con disagio. «Non mi riconosco comunque mai nelle battute da clown che il mondo di me conosce», scrisse durante un viaggio alla moglie Julia.
Nell’autunno del 1908 si trasferì a Berlino dove in seguito riuscì ad essere ammesso alla Berliner Sezession del 1910. L’anno seguente fu la volta del Salon des Artistes Indépendents di Parigi, dove venne a contatto con le opere dei cubisti francesi, rimanendone profondamente colpito: «Trovai il mondo del Cubismo affascinante; - scrisse in seguito - non ne avevo mai sentito parlare ed era qualcosa che io, intuitivamente, stavo cercando da anni». Di lì a poco, anche nei suoi quadri, le forme iniziarono a spezzarsi, come viste attraverso un prisma, il colore assunse spessore: mezzi toni, ombre cupe e luci accecanti si sostituirono alle tinte piatte.
Nel 1912 l’artista incontrò i pittori del gruppo die Brücke con i quali visse subito una sintonia cromatica, perché nelle loro opere ritrovò i forti accostamenti di colore che egli stesso usava nelle sue tavole grafiche. L’anno seguente ricevette una lettera da Franz Marc che lo invitava ad esporre con il gruppo del Cavaliere Azzurro, assieme a Kandinsky, Jawlensky, Macke e Klee. Feininger, commosso, rispose: «Il suo invito mi è giunto il giorno del mio quarantaduesimo compleanno, il 17 luglio, e mi pare il regalo più significativo... Non posso nasconderle che il mio “essere sconosciuto” fu sino ad ora una scelta consapevole per poter lavorare in pace. Non ho ancora percorso sino in fondo la mia strada». Grande modestia.
Di lì a poco, però, il suo «essere sconosciuto» ebbe termine. Conobbe Herwarth Walden, direttore della famosa rivista d’avanguardia Der Sturm, presso la cui galleria qualche anno dopo (nel 1917) tenne la sua prima personale. Ormai maestro riconosciuto, nel 1919 Feininger fu il primo ad essere chiamato da Walter Gropius come professore alla Bauhaus di Weimar, dove rimase dal 1919 al 1933.
Poi, nel 1937 i nazisti lanciarono la campagna contro l’entartete Kunst (l’arte degenerata) sequestrando 400 opere dai musei tedeschi. Con grande amarezza Feininger decise di trasferirsi per sempre negli Stati Uniti, ricominciando da zero a 66 anni: mentre in Germania era artista noto, in America era sconosciuto. Per qualche anno si ritirò nel Connecticut dove visse con emozione l’incontro con l’azzurro cristallino dell’oceano e il grigio plumbeo delle nebbie lungo la costa.
Ben presto la sua opera fu riconosciuta tanto che già nel 1944 il Moma ospitò la sua prima grande mostra monografica. Nei lavori degli ultimi anni, specie negli acquarelli, Feininger ci ha lasciato una lezione di grande rigore. È il raggiungimento di una pacata ma autorevole essenzialità dove zone colorate, simili a «macchie», e zone vuote vibrano e risuonano come in un accordo musicale. Poi, il timbro cromatico un po’ alla volta si attenuò e il colore divenne sempre più trasparente spostando così l’attenzione sull’orditura che sostiene la composizione. Era questa, infine, il vero soggetto delle sue opere, e nel suo estremo linearismo, racchiude una grande luce, e con essa una profonda spiritualità. Lyonel Feininger morì a New York nel 1956.

LA MOSTRA
«Omaggio a Lyonel Feininger», al Mart di Rovereto, dal 19 maggio al 29 luglio