Come la macchina ha cambiato il lavoro e le imprese

Un volume innovativo tratteggia la storia italiana dal punto di vista dell'evoluzione delle apparecchiature e degli impianti che hanno regolato la produttività delle aziende

Quando si parla di storia dell'industria e del lavoro, branca particolare dell'omnicomprensivo settore della storia economica, ci si riferisce spesso a due tipi di approfondimento che riguardano con specifico interesse lo sviluppo della classe operaia e quella del sindacato. Una fetta importante delle riflessioni è dedicata poi alle aziende che costituiscono un cardine non sottovalutabile della materia di studio. Tutto questo però ha da sempre lasciato in secondo piano e ingiustamente sottovalutato il ruolo delle macchine nella storia. A colmare, temporaneamente e parzialmente, questa consistente lacuna arriva ora il volume «La macchina nel tempo» (Clueb, pp. 158, euro 14) in cui l'autore Tito Menzani, docente di storia dell'impresa all'università di Bologna, ricostruisce l'importante ruolo e apporto degli strumenti che hanno permesso l'evoluzione delle industrie e i cambiamenti nel lavoro degli operai o dei lavoratori, in senso più ampio.
È una storia vista attraverso lo sviluppo dei macchinari e delle apparecchiature, insomma. E si parte proprio dalle cosiddette macchine semplici (la leva, l'asse nella ruota, la puleggia, il piano inclinato, la vite e il cuneo) che, fin dagli albori, hanno consentito all'uomo di sollevare, trasportare, tirare, ruotare e tagliare per arrivare agli apparecchi più complessi costruiti sui perfezionamenti e l'utilizzo composto di questi meccanismi.
Perche' proprio attraverso l'adeguamento dei macchinari cambiano anche i presupposti e le condizioni del lavoro. Perche' proprio attraverso l'ingegneria, applicata alla modifica dei macchinari, si arriva a disporre di strumentazioni perfezionate che consentono di incrementare la produzione. Perche' le macchine, a differenza di altri componenti della vita lavorativa e quotidiana, spesso vengono anche sostituite. E non necessariamente perche' rotte o incapaci di funzionare. Le imprese cambiano gli impianti per poter disporre di macchinari più evoluti, più efficaci nella produzione, più potenziati. Nella certezza che un incremento della produttività e della qualità prodotta si coniuga inflessibilmente a un'impennata degli affari e delle vendite.
Tutto questo ha determinato correzioni nella vita, non soltanto lavorativa, degli addetti impiegati in queste aziende, quindi l'uso e l'adozione di specifici apparecchi nei decenni ha contribuito a modificare anche i ritmi dell'esistenza dei lavoratori. L'esame di Menzani si è concentrato maggiormente però su quelle macchine che hanno permesso la confezione di un prodotto finito. Ne sono rimasti esclusi quindi i computer, le automobili e gli elettrodomestici che, pur partecipando in maniera spesso sostanziale al settore del lavoro, non appartengono in senso stretto alla produzione industriale.