Madagascar: è golpe Blitz dei militari nel palazzo presidenziale

L’esercito malgascio ha circondato il palazzo di
Ravalomanana nella capitale e due carri armati hanno fatto irruzione negli uffici dove però non si
trova il presidente, asserragliato a Iavoloha

Antananarivo - È iniziato il golpe militare in Madagascar. L’esercito malgascio ha circondato il Palazzo presidenziale di Ravalomanana nella capitale di Antananarivo e due carri armati hanno fatto irruzione negli uffici dove però non si trova il presidente al momento asserragliato nel palazzo presidenziale a Iavoloha, a una dozzina di chilometri dalla capitale. I soldati sono entrati negli uffici nel pieno centro della città e con un megafono hanno ordinato a tutte le persone di uscire. Testimoni hanno udito spari provenienti dall’interno dell’ufficio e delle esplosioni.

Il presidente del Madagascar, Marc Ravalomanana, è sempre più solo, barricato nel suo palazzo e accerchiato da centinaia di militari ammutinati pronti a destituirlo da un momento all'altro. Il leader dell'opposizione, Andry Rajoelina, appoggiato dall'esercito, ha chiesto il suo arresto immediato. La tensione è ai massimi livelli nell'isola dell'Oceano Indiano, tanto che l'Unione Africana si è riunita per un meeting di emergenza per valutare gli sviluppi di una crisi politica che va avanti da oltre due mesi. Intanto, è fallita anche l'ultima carta giocata dal presidente per prendere ulteriore tempo: chiedere un referendum popolare.

«Dobbiamo seguire i principi democratici - è stata una delle ultime battute pronunciate dal presidente Ravalomanana intervenendo davanti a migliaia di suoi sostenitori -. Organizzeremo una grande consultazione popolare. Sarà quello il momento in cui tutti insieme decideremo quale dovrà essere il futuro del nostro Paese». La proposta è stata immediatamente respinta al mittente dal leader dell'opposizione, Andry Rajoelina, «impaziente» di prendere il controllo del Paese. Rajoelina ha anche annunciato l'emissione di un mandato di arresto contro il presidente.


Un ufficiale delle forze di sicurezza, Gilbain Pily, ha riferito che anche diversi rappresentanti delle 500 guardie presidenziali hanno voltato le spalle al leader in carica. I miliari, intanto, hanno fatto sapere di non prendere ordini da Ravalomanana, non volendo più agire contro la popolazione civile. All'inizio del mese di febbraio, durante gli scontri sanguinosi davanti al palazzo presidenziale, i militari avevano sparato contro i manifestanti uccidendo almeno 28 persone e ferendone circa 200.