Magia nera e altre pazzie del circo rock'n'roll

Fatture, orge da fare impallidire i film porno, ospiti degli hotel gettati in piscina... La vita stonata delle star

Negli anni '80 Lennon odiava visceralmente McCartney. Lo odiava tanto da non sopportare che Paul andasse ad alloggiare nella suite presidenziale di un hotel di Tokyo dove lui si recava spesso con Yoko. Che fare? Come minimo il malocchio sui McCartney! Yoko era stata da poco in Colombia da Lena, maga alta più di due metri ritenuta «la più potente del Sudamerica» per imparare come fare le «fatture». Via con la magia e... due giorni dopo sir Paul viene arrestato nell'aeroporto di Tokyo con 200 grammi di marijuana. Un caso. Ma è bello pensare che siano stati i poteri occulti della famiglia Lennon a provocare il fermo...

Di questa e tante altre storie vere ma surreali è composto il libro di Renzo Stefanel Sesso, droga e calci in bocca (Giunti, pagg. 192, euro 12,90) che racconta decine di aneddoti del rock maledetto.Anche David Bowie amava apertamente l'occultismo ma, reso paranoico dalla cocaina, aveva terrore di Satana. Quando andò a vivere a Los Angeles, nella villa del bassista dei Deep Purple Glenn Hughes (uno dei più esagerati strafatti della storia del rock), a due passi da dove i ragazzacci di Charlie Manson avevano fatto a pezzi Sharon Tate e una decina di altre persone, il suo cervello partì completamente. Telefonò alla moglie, terrorizzato, dicendo di essere stato rapito da uno stregone e da due streghe di colore che volevano il suo sperma per concepire il figlio di Satana (allucinazione su Rosemary's Baby, il film di Polanski, marito della Tate). «Basta che tu non ci faccia sesso», lo consolò l'ex groupie ed ex ufficio stampa Cherry Vanilla, ma Bowie - già sotto i quaranta chili per l'abuso di coca, sigarette Gitanes e dieta composta da latte e peperoni verdi e rossi - era sempre più disperato e fu respinto persino dal suo guru buddista inglese Chime Rinpoche.

Nella Babilonia rock sono leggendarie le orge delle star e gli amplessi con le groupie che avrebbero fatto impallidire i film porno. Ma nessuno batteva in dissolutezza i Led Zeppelin: soprattutto Robert Plant (detto «mr. 25 centimetri») e Jimmy Page. Nel 1975, persino Kim Fowley, «incarnazione del gaudente attirafiga», rimase a bocca aperta vedendo in una stanza il biondo cantante che sorseggiava un brandy Napoleon circondato da una sessantina di belle ragazze nude e sdraiate, come sulla copertina del mitico Electric Ladyland di Jimi Hendrix. Una giornata normale (ai tempi d'oro) nella vita di Plant che si vantava di selezionarle così: «Tu, tu e tu fuori dai coglioni. Le altre mi seguano». Jimmy Page invece, cultore del sadomasochismo e assatanato cronico, una volta rimase ammanettato per tre giorni, tra fruste e ammennicoli vari, nella casa della fidanzata Jackie DeShannon (quella di When you walk in the room, da noi la hit C'è una strana espressione nei tuoi occhi dei Rokes) a godersi le delizie del sesso violento.

A Los Angeles i Led Zeppelin scendevano al Continental Hyatt House Hotel, dove affittavano sei piani su quattordici, depositando cinquantamila dollari di cauzione per i danni che puntualmente si verificavano. Basti pensare che una notte il debordante batterista John Bonham girava in moto per i piani dell'albergo e che un'altra volta, insieme a un amico, fece penzolare uno sconosciuto dalla finestra del nono piano. Erano normale amministrazione gli ospiti gettati in piscina e i televisori scagliati dall'alto su Sunset Strip. In mezzo a tanti sconvolti stonava la figura del bassista John Paul Jones, il quale non faceva nulla di illegale e metteva almeno due piani di hotel tra sé e «le alluvioni di alcool, le colline di cocaina e le groupie legate ai letti» dei suoi compagni.

Se i campioni del sesso erano i Led Zeppelin, altri pesi massimi della droga erano Crosby, Stills, Nash & Young che, secondo Crosby, avrebbero dovuto chiamarsi Frozen Noses («nasi freddi», sintomo dell'abuso di cocaina) che per il tour del 1974 assunsero delle persone che aprivano i pacchetti di Marlboro, li svuotavano di tabacco e li riempivano di marijuana.Fu uno dei simboli dello r'n'b impegnato (punto di passaggio tra James Brown e Prince), ma Sly Stone (ex pappone per la sua smania di comandare) era un vero dittatore, un drogato perso (un giorno circolava con una custodia di violino da cui fuoriusciva la cocaina), fu minacciato dalle Black Panther nonostante la sua musica e per farsi proteggere andò dai capomafia di Long Island. A un certo punto anche il suo sassofonista fu un mafioso: Pat Rizzo, nipote di Jilly, quello che spezzava le gambe a chi dava fastidio a Frank Sinatra.Anche le donne hanno fatto la loro parte; Marianne Faithfull, la peccatrice Janis Joplin fino ad arrivare ad Amy Winehouse.

Ma la più leggendaria di tutte è Anita Pallenberg, la fidanzata senza freni di Brian Jones, poi scaricato (già sofferente e malato) per Keith Richards. Galeotta una sfrenata fellatio a bordo di una Bentley. A un certo punto Anita si definirà «il sesto Stone». Durante le registrazioni di Beggar's Banquet detta legge. Del brano Stray Cat Blues dice: «Il cantato è mixato troppo avanti e il basso non ha abbastanza volume». Mick Jagger vola in studio a fare le correzioni. Anita conosceva tutti, i travestiti come il pittore Balthus, insieme al quale trasformò Richards in un'icona di stile. La droga li distruggerà insieme, ma lei riprenderà la vita spericolata con i punk (comprava l'eroina con la limousine), vivendo con un diciassettenne che si sparò giocando alla roulette russa mentre erano a letto insieme. Sopravvissuta, chissà cosa racconta oggi ai nipotini?

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