Maledetta Tracey Emin Il mondo nudo e crudo fra ego ed Egon (Schiele)

Amore, dolore, desiderio, solitudine e sessualità esplicita. Nelle opere dell'artista inglese rivivono gli impulsi del grande espressionista austriaco

«Mi sono interessata al lavoro di Egon Schiele fin da quando ero una teenager; a quel tempo ero totalmente in fissa per David Bowie, in particolare per gli album Lodger e Heroes . Il mio ragazzo mi aveva detto che Bowie era stato a sua volta influenzato da Schiele. Me ne sono innamorata all'istante, perché il suo lavoro si svolge in maniera sia emozionale che fisica».

Così racconta la più cattiva delle bad girls inglesi degli anni Novanta, una al cui confronto l'arte di Damien Hirst può apparire persino pudica e imbarazzata. Stiamo parlando proprio di Tracey Emin e delle sue tante provocazioni in una scuola, quella della Young British Art, diventata famosa proprio per sensazionalismo e malvagità. Se poi a prendere il mondo a calci è una donna, allora l'oltraggio può diventare persino più forte e difficile da digerire. Invitata a realizzare una personale al Leopold Museum di Vienna (si è aperta il 24 aprile e chiuderà il 14 settembre), Emin ha voluto accanto ai suoi ottanta lavori esposti proprio una selezione di disegni del maestro dell'espressionismo austriaco, scelti da lei personalmente in un ideale confronto tra l'avanguardia storica e la fine del '900, come a dire un ponte che stabilisce un'attrazione fatale al di là del tempo e dello spazio. La mostra si intitola Where I Went To Go ed è, provocatoriamente, firmata a due mani, come se Schiele avesse idealmente sposato il progetto.

Se nella vita dell'incisore e pittore viennese spira un'aura di maledettismo, tra infelicità, tormenti, prigione e morte prematura a soli 28 anni, nel 1918, la biografia di Tracey Emin, che di anni ne ha ora 52, non è da meno e anzi dalla propria difficile esistenza lei ha sempre tratto fonte di ispirazione. Gli stessi titoli dei disegni e dei neon, che spesso risolvono l'opera stessa in una scrittura corsiva e graffiante, parlano d'amore, sofferenza, solitudine e desiderio, rivelando una sessualità esplicita, masturbatoria, niente affatto conciliante con il maschio. Il disegno è certamente il tratto che più l'avvicina al suo illustre predecessore, ma in mostra sono presenti altri linguaggi, dalla grande installazione It's Not The Way I Want To Die ai video, scritte al neon e fotografie dove molto spesso si autoritrae come in una seduta psicanalitica fortemente esibizionistica, altro tratto comune a Schiele. Parlare di sé non le impedisce quindi una certa versatilità ed eclettismo, convinta com'è di riuscire a dire qualsiasi cosa la riguardi con il mezzo adatto.

Emin mescola il senso della tragedia personale con un umorismo altrettanto smaccato: parla di speranza, umiliazione che le deriva da un'adolescenza molto difficile, di successi artistici e professionali minati dai fallimenti amorosi e sentimentali. Rispetto alle colleghe femministe degli anni Settanta il «personale» la spunta sul «politico», poiché è nella vita vissuta che si possono trovare quelle lacerazioni in cui donne come lei si identificano.

Diverse sue opere hanno dato scandalo. Nelle prime fasi della carriera espose Everyone I Have Slept With , una tenda da campeggio contenente i nomi di tutte le persone, maschi e femmine, fidanzati e amanti occasionali, con cui era stata a letto: insomma un inno alla promiscuità quando si parlava ancora molto di Aids. Il vertice della provocazione lo raggiunse con My Bed , lavoro selezionato per il Turner Prize del '98 (non lo vinse, ma non si parlò d'altro che di lei): si trattava del letto di casa sua, con lenzuola sporche, bottiglie vuote, preservativi, droghe, psicofarmaci, un racconto nevrotico e disilluso, che sarebbe stato benissimo sul set di Trainspotting .

Bella di una bellezza aggressiva, studi al Royal College di Londra, modella per Vivienne Westwood, quasi un contraltare tragico di Kate Moss, nonostante la provenienza underground Tracey Emin è molto amata anche dal mainstream. Nel 2007 viene eletta membro della Royal Academy of Arts, dove è anche la seconda donna nella storia dell'istituzione a insegnare disegno; nello stesso anno rappresenta la Gran Bretagna alla Biennale di Venezia. Vanta mostre in tutto il mondo e, nonostante i contenuti spesso intollerabili, è popolarissima. Ora l'incontro col modernismo di Schiele, uno che classico però non lo è mai stato. Proprio come lei, terribile Tracey.