La maledizione della Grecia: ora è il Paese della malaria

Piove sul bagnato. Non basta la gravissima crisi economia che rischia di mandare in fallimento la Grecia e sul lastrico milioni di risparmiatori. Ora, l’immagine internazionale del paese potrebbe venire intaccata da un insetto: la zanzara. Non quella comune, intendiamoci. Si chiama anofele femmina e trasmette la malaria. Proprio così, in Grecia, è rispuntata questa insidiosa malattia. Lo anticipa un quotidiano spagnolo, El Pais, lo conferma il nostro Istituto superiore di sanità. Che però non lancia un allarme per i turisti. «Saranno le autorità greche a raccomandare l’eventuale profilassi per chi viaggia nelle zone a rischio – ammette Gianni Rezza, direttore del dipartimento malattie infettive dell’Iss - . Certo è che dopo tanti decenni la malaria si è riaffacciata in Europa».
Ecco il punto. La malattia che ha stroncato il 2 gennaio 1960 il famosissimo ciclista Fausto Coppi in seguito alla puntura di un insetto in Africa, ora circola anche nel vecchio Continente. Pochi casi, per carità, ma sufficienti per sollevare l’attenzione internazionale. Fino ad ora, confermano le autorità elleniche, sono 61 le persone che si sono infettate. Di queste, 28 sono immigrati arrivati in Grecia già ammalati. Gli altri 33 casi, invece, sono autoctoni. Cioè si sono beccati la malaria senza muoversi da casa. La Grecia non è tutta a rischio sanitario. La più colpita è la regione della Lakonia, in Peloponneso e alcune aree remote del sud est del paese. È qui che i contagi si contano a decine. Per fortuna siamo a novembre e tra poco il freddo dovrebbe stroncare la diffusione di queste zanzare. Ma resta il problema. La prossima estate e la conseguente stagione turistica potrebbe essere in serio pericolo. Chi ama la Grecia, deve quindi informarsi molto bene perché per addentrarsi in certe aree potrebbe essere necessaria la profilassi che mette al riparo da cattive sorprese. Il «ciclista dagli occhi tristi», per esempio, non aveva fatto prevenzione e aveva contratto la malaria in Alto Volta dove si era recato per partecipare a una battuta di caccia. Poi, il grave ritardo con cui i medici italiani gli diagnosticarono la malattia gli fu fatale. La morte del campione destò però l’attenzione internazionale rispetto al problema della diffusione della malaria, che persino in Italia nel 1960 mieteva ancora molte vittime.
A tutt’oggi in alcune aree del pianeta – in Africa in particolare – questa malattia, per la quale non è ancora stato scoperto un vaccino in grado di debellarla, semina ogni anno centinaia di migliaia di vittime e l’unica vera terapia si basa ancora sul chinino. I sintomi della malaria sono simili a quelli di una comune influenza: mal di testa, febbre, dolori muscolari, a volte ittero o anemia. Se non diagnosticata per tempo può avere un decorso molto veloce che conduce anche alla morte. La malaria viene trasmessa all’uomo dalla puntura di una comunissima zanzara, l’anofele femmina (solo le femmine delle zanzare infatti sono ematofaghe, cioè si nutrono di sangue). Ma Rezza spiega che il parassita presente in Grecia è quello meno temibile rispetto ad altre specie che danno la morte. «Non si può comunque prendere sotto gamba il fenomeno – aggiunge - le autorità dovranno provvedere a disinfestazione e a bonifica dei territori colpiti». D’altra parte, la malaria non è storia da poco visto che rimane una priorità delle organizzazioni mediche e scientifiche internazionali perché rappresenta una grave minaccia per molti paesi dell’Africa subsahariana, dell’Asia e del Sudamerica.
Anche in Italia ogni anno si registrano centinaia di casi ma sono tutti d’importazione: immigrati, stranieri o turisti che snobbano la profilassi prima di partire per viaggi a rischio.