Mali, liberati Sergio Cicala e la moglie Dopo 4 mesi nelle mani di al Qaida

Liberati Sergio Cicala e la moglie
Philomene Kabouré sequestrati il 17
dicembre da al Qaida nel Maghreb. "Stanno bene e sono al sicuro"

Bamako - E' finito l'incubo. Dopo quattro mesi sono stati rilasciati in Mali Sergio Cicala e la moglie Philomene Pwelgna Kaboure. I due erano stati sequestrati il 17 dicembre scorso da al Qaeda nel Maghreb islamico in Mauritania mentre si stavano recando in Burkina Faso. A darne notizia sono stati funzionari del governo maliano: "Stanno bene, sono stati appena recuperati e ora sono in una zona di sicurezza".

La liberazione dei Cicala La coppia è stata liberata nel nord del Mali, secondo quanto riferito dalle autorità della provincia di Gao. "La coppia di italiani è stata liberata", ha riferito una fonte del governatorato dietro condizione di anonimato, sottolineando che "una pattuglia di soldati del nostro esercito li ha appena recuperati e stanno bene". Le autorità hanno atteso che gli ostaggi avessero lasciato la zona pericolosa prima di annunciare la liberazione. Il 10 marzo scorso era stata data la notizia erronea della liberazione della signora Cicala mentre era stata rilasciata una cooperante spagnola. Il 65enne Cicala e la 39enne Kabouré, che ha anche la nazionalità del Burkina-Faso, erano stati rapiti il 17 dicembre scorso nel sudest della Mauritania, nei pressi della frontiera con il Mali; i sequestratori li avevano poi trasferiti nelle mani di Al Qaida nel Maghreb (Aqmi). L’Aqmi aveva prima liberato un ostaggio francese, Pierre Camatte, e uno spagnolo, Alicia Gamez: nelle mani dell’organizzaizone rimangono ancora due operatori spagnoli dell’ong Acciò Solidaria, rapiti lo scorso mese di novembre.

Il rapimento nel Maghreb I coniugi Cicala erano stati rapiti il 19 dicembre scorso in Mauritania. I due vivono a Carini (Palermo). Al momento del sequestro i due si trovavano a bordo di un fuoristrada al confine tra Mali e Mauritania. La coppia è stata fermata da un gruppo di uomini armati mentre si trovava sulla strada che collega la città di Kobeny (a circa mille chilometri a sud-est dalla capitale mauritana Nuakchot) con il vicino Mali. Il pullmino era stato recuperato dalla polizia locale crivellato di colpi, mentre i bagagli degli italiani erano intatti. Due giorni dopo il rapimento le autorità di Nouakchott hanno arrestato Abderrahmane Ben Meddou, originario di una tribù nordica del Mali, che avrebbe confessato di essere stato assoldato da al Qaeda del Maghreb islamico per "sorvegliare e localizzare" la coppia di italiani. Il loro rapimento era stato rivendicato il 27 dicembre da al-Qaeda nel Maghreb islamico. Secondo il responsabile del gruppo terroristico, Salah Abu Mohammed, il sequestro è stato "una risposta ai crimini compiuti dal governo italiano in Afghanistan e in Iraq". Il primo ultimatum per concedere il rilascio degli ostaggi italiani era stato diffuso il 6 febbraio scorso. Si davano 25 giorni di tempo per la liberazione della coppia in cambio del rilascio dei suoi militanti prigionieri.

Il video messaggio Il 28 febbraio Cicala aveva rivolto un video messaggio al governo italiano, al presidente del Consiglio Silvio Berlusconi e al presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, chiedendo aiuto per il proprio rilascio e per quello della moglie. L’audio attribuito a Cicala è stato diffuso su Internet da al-Qaeda. Nel video messaggio, l’ostaggio italiano appariva con immagine fissa inginocchiato. Alle sue spalle sei uomini armati e incappucciati. "La libertà mia e di mia moglie dipende dalle concessioni che il governo è pronto a fare - diceva Cicala - spero che il prima possibile il governo si interessi alla nostra situazione e di conseguenza alle nostre vite". Lo scorso 10 marzo era stata diffusa la notizia, poi smentita della liberazione della moglie Philomene. Il ministro degli Esteri Franco Frattini si era impegnato in prima persona per il loro rilascio. Il capo della Farnesina era stato infatti in missione in Mauritania e Mali (11 e 12 gennaio) per assodare la cooperazione con le autorità locali.