La mamma di Carlo Giuliani ora pensi a mamma Raciti

Gentile senatrice Haidi Giuliani, mi consenta di sottoporle una proposta un po’ audace: inviti la regista Francesca Comencini, sua grande amica, a prendere un tè nel suo ufficio a palazzo Madama e le suggerisca, con tutto il tatto richiesto dal delicato argomento che mi permetto di prospettarle, di dedicare alla mamma di Filippo Raciti, l’agente ammazzato venerdì allo stadio Massimino di Catania, un film simile a quello con cui la medesima vivace cineasta, ormai circa sei anni fa, volle onorare il suo dolore di madre orbata del proprio eroico figliolo caduto a piazza Alimonda sul fronte della resistenza alla sbirraglia dello Stato dei padroni.
Il titolo di questo nuovo film potrebbe ricalcare fedelmente quello del film precedente. Se quello si chiamava Carlo Giuliani, ragazzo, questo potrebbe chiamarsi Il ragazzo Filippo Raciti. E come al centro di quello figurava la sua intervista, così al centro di questo dovrebbe figurare un’intervista alla mamma dell’agente siciliano. Ma forse, per imprimere anche al nuovo film lo stesso stile sentimentale e morale di quello precedente, sarebbe forse meglio che la Comencini intervistasse nuovamente lei. Giacché soltanto lei potrebbe onorare la memoria del povero Raciti con la stessa impareggiabile dolcezza con cui, in quella sua memorabile performance audiovisiva, seppe dar voce alla sua potente passione di madre politicamente turbata e commossa mediante un’impeccabile ricostruzione del pacifico percorso del suo Carlo all’interno del corteo con cui quel giorno, a Genova, lui e i suoi compagnucci del movimento antiglobale espressero la loro mansueta volontà di lotta anti-imperiale fino al momento in cui quell’angioletto venne proditoriamente assassinato dal carabiniere Placanica mentre lui tentava eroicamente di accopparlo con un estintore.
Fra l’altro molte battute di quella vecchia intervista potrebbero essere facilmente adattate al nuovo film. La più commovente di tutte potrebbe anzi restare pressoché immutata. «Si è detto – lei disse – che Carlo fosse un disadattato. Non lo era, ma anche fosse? È un motivo sufficiente per ammazzare la gente?». Dovrebbe soltanto tradurla così: «Si è detto che Filippo fosse uno sbirro. Magari lo era, ma allora? Be’, sembra che questo, per il mio Carlo, fosse un motivo sufficiente per tentare di ammazzarlo».
La frase di lancio del film su Raciti potrebb’essere infine la stessa che Erri De Luca scrisse per quello su Giuliani: «Una madre racconta la giornata breve di suo figlio, dall’uscita di casa in un mezzogiorno di luglio fino al proiettile del pomeriggio sparato in testa. Un’altra madre ascolta e registra voce, faccia, racconto. In mezzo a loro due scorrono le folle che invasero Genova per essere pietra d’inciampo alla riunione dei signori del mondo, per essere pietra d’angolo di una nuova casa-mondo». Basta sostituire Catania a Genova e tutto funzionerebbe lo stesso. Coraggio, signora, si metta la lavoro.
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