Manifesto del ciclo futurismo

Paolo Tagliacarne

Senza pretese di analoga gloria e capacità letteraria, a quasi cento anni dall’originale, ci permettiamo, per promuovere il cicloturismo e la bicicletta, di prendere spunto da ben altro e più famoso manifesto del 1909. In fondo Marinetti fu anche «volontario ciclista». E per questo non ce ne vogliano, soprattutto per queste nostre meno altisonanti parole in libertà, gli ammiratori, gli eredi e i seguaci.
Noi non vogliamo che tutti usino la bicicletta, né che si focalizzi l'attenzione solo sulle piste ciclabili o sui diritti, senza doveri, dei ciclisti e degli appassionati; noi oggi ci poniamo come obiettivo la riduzione della sedentarietà e dell'abuso individuale del motore.
L'uso smodato del motore per gli spostamenti individuali non è oggi più in grado di garantire la mobilità promessa negli anni Sessanta; la bicicletta non può e non deve pretendere di essere l'alternativa, ma può essere un valido "complemento" alla mobilità individuale. Muoversi senza l'ausilio di un motore, quando ciò è possibile (e i casi non sono pochi, anzi sono numerosissimi) è un contributo al benessere di tutti e aiuta a mantenersi in forma.
Noi vogliamo invitare a riscoprire la bicicletta e insieme a lei quel chiaro di luna che i futuristi,e Marinetti, ad inizio '900 volevano uccidere, perché passatista, trasportati dall'esaltazione energica, sana e incontestabile per la velocità, il motore, il volo.
Oggi che il motore è, in alcuni casi, vittima del suo stesso successo, rivalutiamo il chiaro di luna insieme all'incedere elegante, discreto, contemplativo di una silenziosa e agile bicicletta, non come contrapposizione polemica, ma come gentile controcanto alla mobilità troppo spesso arrogante, rumorosa ed esibizionista del motore.
Noi non vogliamo assistere inermi al declino del bello, della reciproca cortesia, della memoria e delle radici culturali. Noi vogliamo affermare l'identità della bicicletta per quello che esprime: libertà, benessere, buon umore e amicizia.
E in conclusione, come dice l'amico Claudio, macinando chilometri e chilometri di questa infinita pianura: «rapporto basso e tieni il passo».