An: «Manipolata la graduatoria del bando per le case popolari»

Massimo Malpica

Criteri incerti, graduatorie ignorate o percorse a «balzi», scavalcamenti di aventi diritto, scarsa o nulla trasparenza nelle assegnazioni delle case popolari da parte del Campidoglio. Il consigliere comunale di Alleanza nazionale Luca Malcotti riaccende la polemica sull’approccio del comune all’emergenza abitativa, puntando il dito sull’ultimo blocco di assegnazioni: 84 appartamenti al Corviale, consegnati agli inquilini lo scorso primo aprile, alla vigilia delle elezioni regionali. Con un metodo che non ha convinto Malcotti né il capogruppo di An in Campidoglio, Sergio Marchi. Tanto che i due hanno chiesto al delegato del Comune per l’emergenza abitativa, Nicola Galloro, di presentarsi «dimissionario in Commissione trasparenza». Ma Galloro respinge le accuse e assicura: «Non abbiamo scavalcato nessuno, è tutto regolare».
Secondo l’esponente di An, invece, di regolare non c’è molto. A cominciare dallo scorrimento «sincopato» del bando per le assegnazioni del 2000, aggiornato esattamente un anno fa, che «ospita» le domande dei romani in attesa di una casa popolare. Sono ventisettemila in tutto. Ma solo alcuni dei primi 1.965 - quelli che, con uno sfratto già eseguito hanno «guadagnato» dieci punti - possono sperare in un immobile del Comune. Praticamente fuori gioco persino i successivi 2.958 in graduatoria che, con uno sfratto ancora pendente, sono in «classifica» con solo nove punti. Eppure, osserva Malcotti, solo 18 di quelle 84 case a Corviale (il 21 per cento) sono state assegnate ai cittadini in graduatoria nel bando del 2000. Le chiavi degli altri 66 appartamenti popolari sono invece finite ai romani «ospiti» dei residence in convenzione (41 assegnazioni, quasi la metà del totale), agli occupanti abusivi di Borgo Pio (7 assegnazioni) e Parco Aguzzano (6), due a famiglie «sfrattate» dai cantieri della Tav, quattro a «cambi» di abitazione (ma senza specificare a chi siano andate le case liberate), una alla quota di riserva dell’Idroscalo di Ostia. Delle ultime cinque assegnazioni, poi, due sono state effettuate in base a una delibera regionale di dieci anni fa per la chiusura del manicomio di Santa Maria della Pietà, una su un ordine del giorno del Comune del ’93 (ma Galloro rettifica: «È un refuso, l’anno è il 2003»), una in attuazione di una determinazione dirigenziale del ’92 e l’ultima in riferimento al Bando del 1989. Quanto basta agli esponenti cittadini di An per parlare di «due pesi e due misure». «Ci sono decine di migliaia di romani - spiega Malcotti - che si sono “messi in fila” con il bando del 2000 e aspettano la loro casa, mentre il Campidoglio si appella a ordini del giorno di quindici anni, a leggi regionali del secolo scorso nonché a liste delle occupazioni mai controllate da nessuno, per consentire ad alcuni di scavalcare la graduatoria». Già. Perché dei 66 appartamenti assegnati senza ricorrere alla graduatoria del Bando 2000, ben 36 sono andati a persone iscritte anche in quella classifica come «ammissibili», e tre dei nuovi inquilini di Corviale addirittura iscritti con un punteggio pari a zero punti. «Insomma - commentano Malcotti e Marchi - c’è chi non occupa e resta in graduatoria, e chi, più dietro, con punteggi minori, sceglie “altre strade” e si vede assegnare la casa, superando gli onesti».
Ma anche tra i 18 assegnatari sulla base del Bando del 2000 ci sono anomalie, secondo il dossier targato An. Alcuni, con dieci punti, scavalcano centinaia e centinaia di cittadini che li sopravanzavano in graduatoria. E gli ultimi 4 posti sono occupati addirittura da richiedenti con 9 punti, che hanno ottenuto l’alloggio pur se preceduti in graduatoria, nel caso limite, da 1.037 persone. Che abbiano rinunciato tutte appare difficile. Ma per Galloro, come si diceva, non c’è alcun mistero. «Quelli con nove punti sono i primi non deambulanti presenti nella stessa graduatoria», spiega, e quanto ai dieci punti che «possono apparire incongruenti rispetto a un ordine rigoroso», per Galloro altro non sono che «situazioni di estremo disagio sociale».
Giustificazioni che non soddisfano Malcotti. «Ogni volta c’è una “scusa” diversa. Se ci sono case da assegnare ai non deambulanti, si faccia una graduatoria apposita, e i casi particolari vengano discussi in Aula. Altrimenti, come accade ora, la trasparenza resterà un’utopia».