Manuale d’istruzione salva padre cercasi

Al nido, ai giardinetti, davanti al fasciatoio, intenti a fare il bagnetto a un bebè scivoloso e urlante. Sempre più papà sono coinvolti nella gestione dei figli. E presi dal panico vanno in libreria<br />

Ma dove sarà il pulsante di spegnimento? O almeno un tastino per abbassare un po’ il volume? No non c’è, mi hanno dato un modello difettoso e non in garanzia.
Ammettiamolo: non c’è padre che non abbia pensato qualcosa di simile trovandosi in mano il proprio cucciolo d’uomo. Fatto sì a sua immagine e somiglianza, ma miniaturizzato, all’apparenza fragile e incapace di esprimersi a parole. E il padre contemporaneo, a differenza di quanto è accaduto per generazioni, è molto più coinvolto nella gestione della prole. In un mondo in cui le mogli spesso lavorano, portando a casa anche loro il loro pezzo di Mammuth, i mariti devono cooperare, cambiando i loro bravi pannolini, facendo il bagnetto a scivolose creaturine piangenti, cercando di capire se la gengiva da segni di arrossamento da dentino. Non vogliono devono. Ma infondo è il dovere, molto più del volere che ci ha fatto scendere dagli alberi ed arrivare sin qui.Così ogni rimpianto di quel “prima” che non tornerà mai è sterile piagnisteo. Azzardiamo anche che l’avere a che fare con i propri figli potrebbe essere pure un valore aggiunto.

Tre uomini e una culla Resta, però, il fatto che migliaia d’anni di mancanza d’esercizio si pagano con una certa angoscia da prestazione, con una serie di gag ben sintetizzate da un film anni 80: Tre uomini e una culla. Anche perché, se le madri neofite possono rivolgersi con tranquillità alle loro rispettive genitrici per ogni sorta di consigli il maschio, invece resta solo. I padri dei padri odierni, magari, sanno tutto sul carburatore delle vecchie Guzzi ma, difficilmente, hanno visto un moncherino di cordone ombelicale.

Dall’ansia al manuale d’istruzioni E’ così che l’ansia si è rapidamente tradotta in fenomeno sociologico ed editoriale. Cosa facciamo quando il computer fa le bizze, quando l’auto non parte, quando dobbiamo montare un mobile Ikea? Guardiamo il manuale. Bene gli editori hanno capito che nessun padre in crisi di panico resiste al fascino del bigino spiega bimbi. Anzi più il manuale è in formato tecnico meglio è. Un esempio: Bebè manuale d’istruzioni. Guida pratica per l’utente, risoluzione dei problemi e consigli utili per la corretta installazione e manutenzione di Louis e Joe Borgenicht (Kowalski, pagg. 228, euro 14,50), seguito da Primi passi, manuale d’istruzioni (sempre Kowalski). Due librini che presentano il pupo quasi fosse un incrocio tra un falciaerbe e un nuovo cellulare. E il risultato diverte e rassicura il neofita a partire dal fatto di catalogare i pannolini come: “Accessorio per l’upgrade”. Certo fa anche un po’ paura, se ci mettiamo a pensare al fatto che come maschi ci sentiamo molto più pronti ad affrontare un software che un bambino col rigurgito. C’è anche chi la butta molto più letterario. E’ il caso del nuovissimo libro di Gianni Biondillo e Severino Colombo: Manuale di sopravvivenza del padre contemporaneo (Guanda, pagg. 246, euro 15). Lo scopo dichiarato dell’agile pamphlet è diventare “Padri autonomi di terza generazione”, per dirla come gli autori dei padri che: “Non intendono reiterare le abusate consuetudini del padre tradizionale e non vogliono nemmeno sostituirsi alla madre contemporanea. E’ ovviamente tutto in punta di ironia come le molte pagine di approfondimento sulla cacca, vero terrore dei babbi con poca dimestichezza al pannolino (ne vengono elencati ben venti tipi).

Tecnica e istinto Ma anche qui siamo nel campo della lettura apotropaica che cura l’angoscia con la risata. Non saremo ai livelli del manuale “for dummies” ma il target è uguale. Niente di male per carità. Anzi lo scrivente in momenti di panico i manuali li ha usati tutti e potrebbe aggiungere altri venti titoli: da “Funzione del padre e psicosi” a “Avvelenamenti. Proteggi il tuo bambino dalle insidie più comuni della casa”... Il vero passo però verso la paternità, forse, arriva quando si chiudono i manuali e si usa il vecchio buon istinto. Che non è solo cosa mammesca. E’ allora che si riesce ad essere un padre e non un “mammo”, ossia un surrogato pasticcione che cerca un tasto di spegnimento che non c’è. Il manuale è quasi sempre solo un concentrato di comune buon senso. Quel buon senso a cui senza panico si arriverebbe da soli. Ma tant’è in allattamento e dentizione, come in guerra, ogni mezzo è lecito pur che funzioni. Quanto alle mamme: dei manuali per papà ridono. Ma poi le si scopre sempre a sbirciare... E viene da abbracciarle, sono millenni che convivono con l’ansia e fanno finta di nulla per non spaventarci.