Margherita di Ravenna

Nella seconda metà del XV secolo, dato l’immenso successo dell’Imitazione di Cristo, operetta ascetica attribuita a Tommaso da Kempis, si verificò una specie di boom della religiosità laica, la cui spiritualità era, tuttavia, mutuata da quella monastica. Cioè, il trend era quello di continuare a vivere nel mondo ma come monaci; da qui santi come Caterina da Genova o Francesca Romana, entrambe di quel periodo. Anche la nostra Margherita, nata a Russi (oggi in provincia di Ravenna) verso il 1442, intraprese una via del genere. Era praticamente cieca, anche se non si sa se dalla nascita o se sia diventata tale subito dopo. Non conosciamo nemmeno la gravità della sua menomazione, dal momento che, si dice, era in grado di trovare da sola la strada verso una chiesa (ma non sappiamo se ciò fosse dovuto a uno speciale miracolo o a una “cecità” che era solo fortissima miopia). Visse sempre all’interno di una rigidissima ascesi che le creò intorno una comunità di parecchi discepoli di entrambi i sessi (pare circa trecento persone), sia single che coniugati. Margherita dovette affrontare non poche difficoltà, in special modo da parte di quanti ritenevano, le sue, affettazioni e ipocrisia. Avrebbe voluto trasformare il suo piccolo movimento in una congregazione religiosa vera e propria, tanto che stilò una specie di statuto. Ma solo dopo la sua morte il p. Maluselli, che era stato suo confessore, riuscì a cavarne l’ordine dei chierici regolari detti Preti del Buon Gesù. Margherita intanto era morta verso il 1505 senza aver potuto organizzare e far riconoscere i suoi seguaci.
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