Maria del Carmen Gonzalez Valerio

Non è ancora Beata, solo Venerabile, ma sono certo di solo prevenire le cose. Nacque nel 1930 a Madrid, figlia di un capitano d’artiglieria: famiglia aristocratica anche per parte di madre. In casa la chiamavano Mari Carmen. Si capì che era speciale quando si fece tradurre, a sei anni, il libretto con cui s. Teresina di Lisieux si era preparata alla prima comunione. Lo fece una carmelitana francese ospite in casa sua. Dopo la prima comunione, nel 1936, seguì la messa ogni giorno. Nello stesso anno i miliziani vennero a prendere suo padre, che intanto aveva lasciato l’esercito per lavorare nelle ferrovie. L’uomo fu fucilato. Mamma e nonna si rifugiarono all’ambasciata belga, i bambini rimasero con gli zii. Ma finirono sulla lista di quei tremila e passa bambini spagnoli che dovevano essere portati in Urss per crescere sovietizzati (i più non tornarono). Così, la famigliola si portò a Marsiglia e solo dopo le vittorie dei nazionalisti ritornò in patria, a San Sebastian. Mari Carmen, sapendo che il padre era stato vittima del governo anarco-comunista del premier Manuel Diaz Azaña, chiedeva spesso alla madre se quest’ultimo avrebbe avuto l’anima salva. La madre rispondeva che bisognava pregare per lui, magari aggiungendo qualche fioretto. La piccola di sua iniziativa decise di offrirsi a Dio. Nel maggio 1939 si ammalò di scarlattina e subito si aggravò. Il 17 luglio morì, dicendo di vedere la Madonna venire a prenderla. Aveva solo nove anni. L’anno seguente morì, in esilio in Francia, l’Azaña. In punto di morte volle un sacerdote, col quale si confessò.
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