Mariano e Giacomo

Erano due cristiani della Numidia, nell’Africa romana. Subirono il martirio al tempo dell’imperatore Valeriano, nel 259, cioè poco tempo dopo quello del più celebre s. Cipriano, vescovo di Cartagine. Di loro parlò s. Agostino in uno dei suoi Sermoni. Si sa che il luogo della loro detenzione fu la città di Cirta Giulia, in seguito rinominata Costantina. Vennero giustiziati in una località dove oggi sorge la città di Tazoult, in Algeria. I loro corpi giunsero nel Medioevo a Gubbio. Mariano e Giacomo con altri cristiani avevano trovato asilo in una masseria chiamata Mugnae. Qui vennero visitati dai vescovi Agapio e Secondino. Ma i soldati avevano tenuto d’occhio le mosse di questi ultimi e, appena se ne furono andati, circondarono la masseria e arrestarono tutti. Agapio e Secondino vennero acciuffati in un secondo momento e trucidati insieme a quelli che erano con loro (Agapio aveva in tutela due fanciulle, che furono uccise con lui). Il gruppo dei cristiani della masseria, dopo il giudizio, venne portato sulla riva di un fiume che oggi si chiama Rummel. Qui furono allineati, bendati e decapitati a colpi di spada. Il fiume, i cui argini erano così alti da sembrare un anfiteatro, accolse i corpi degli uccisi, mentre la folla assisteva dall’alto (c’era anche la madre di Mariano). Più tardi, una lapide sul luogo ricordò l’evento. La persecuzione di Valeriano non fu generale e metodica come quella successiva di Diocleziano, ma dove colpì fu particolarmente dura. Valeriano, lo ricordiamo, finì poi ucciso e addirittura impagliato nel corso di una campagna contro i persiani.