Martino di Braga

Nacque verso il 520 in Pannonia, esattamente come il suo più illustre omonimo s. Martino di Tours. Pellegrino in Terrasanta, probabilmente vi si fece monaco e, sempre probabilmente, da pellegrini iberici sentì parlare degli svevi insediatisi in Galizia. Poiché questi ultimi provenivano anche loro dalla Pannonia ed erano per metà ancora pagani, Martino decise di evangelizzarli. Giunse verso il 550 e trovò che l’altra metà degli svevi era ariana, con notevoli sacche di priscilliani (eretici ancora più eretici). Ma il re Carriarico, che aveva ottenuto la guarigione del figlio Teodomiro grazie alle preghiere rivolte a s. Martino, accolse come un segno del cielo quest’altro Martino e rinunciò all’arianesimo. Teodomiro, succeduto al padre, appoggiò l’opera di Martino, il quale procedette alla conversione degli svevi galiziani attraverso la creazione di monasteri dislocati in tutto il territorio. Egli stesso fu abate di quello di Dumio, che diventò sede vescovile. Nominato vescovo di Braga (che oggi fa parte del Portogallo), Martino ebbe la primazia su tutta la Galizia e partecipò a ben due concili nella nuova sede, nel 561, e undici anni dopo, nel 572. In quell’anno la conversione della Galizia poteva considerarsi completa, anche se usanze e credenze di origine pagana ancora sopravvivevano qua e là. Scrisse moltissimi trattati, tanto da venire accreditato dallo storico s. Gregorio di Tours come lo studioso più insigne del suo tempo. Morì verso il 579 nel suo monastero di Dumio. Ma solo nel 1606 la città di Braga, ormai da molti secoli portoghese, potè averne le reliquie.