Martiri del Messico

Tra i genocidi di cui è politicamente corretto non parlare c’è quello contro i cattolici messicani nei primi decenni del XX secolo. E dire che sarebbe un episodio storico da studiare con la massima attenzione, dal momento che fu uno dei pochi in cui i cattolici provarono a difendersi con le armi. Ma, come si sa, gli intellettuali cattolici italiani preferiscono estenuarsi sulle interpretazioni del Concilio Vaticano II e/o sui vaticanismi curiali, anziché cimentarsi su un esempio concreto - e quanto mai attuale - di “guerra giusta” secondo la dottrina cattolica. Così, solo in occasione del viaggio di Giovanni Paolo II in Messico la nostra opinione pubblica è venuta a conoscenza del fatto che in quel Paese i sacerdoti non potevano indossare la talare in pubblico e il papa venne accolto ufficialmente come “signor Wojtyla” dagli esponenti governativi del Partito Rivoluzionario Istituzionale (proprio così: “Istituzionale”) al potere praticamente da sempre. Il 5 febbraio 1917 l’allora governo massonico promulgò una costituzione esplicitamente anticattolica, esacerbando le violenze, già in atto da due anni, contro i preti e arrivando agli omicidi mirati. Dal 1915 al 1928 furono parecchi quelli trucidati solo perché sacerdoti, e moltissime sono le cause di martirio ancora allo studio presso la Congregazione apposita. Naturalmente, la mattanza non finì col 1928, ma con l’anno successivo acquistò un diverso aspetto perché fu nel 1929 che i cattolici, su richiesta dei vescovi, deposero le armi che avevano preso nel 1926. E da allora sul cattolicesimo messicano calò il buio. www.rinocammilleri.it