Martiri di Tientsin

Cina, 1870. Nella missione cattolica di Tientsin c’era un orfanotrofio tenuto da dieci suore della congregazione francese della Misericordia. Già nel 1862 un orfanotrofio cattolico era stato distrutto a Nanchang dalla folla aizzata dalla setta dei Boxers e nel 1868 la missione di Yangzhou era stata saccheggiata. Qui gli inglesi avevano riportato l’ordine con l’impiego di quattro cannoniere. A Tientsin i Boxers avevano sparso la voce che le suore uccidevano i bambini per ricavarne medicine. Qualcuno assicurò di avere visto le suore insaponare i piccoli dentro vasche e poi strofinarli con asciugamani. Dunque quelle donne erano pedofile. Un missionario, vista la situazione, avvisò il mandarino locale che, però, fece orecchie da mercante. Le suore allora mandarono ad avvertire il console francese, che scese a calmare la folla. Ma fu aggredito e si difese a colpi di pistola. La folla lo circondò e lo tramortì a bastonate, poi invase la missione, uccise i due sacerdoti che vi si trovavano e incendiò la chiesa. Infine, toccò alle dieci suore europee, che furono denudate e violentate. Quando il divertimento cessò, le religiose vennero fatte a pezzi e i loro corpi gettati tra le fiamme della chiesa. Scrive Erik Durschmied nel suo «Attenti al Dragone» (Piemme) che la notizia del massacro indignò la Francia e i soldati francesi presenti a Tientsin presero una ventina di cinesi e li decapitarono. Ma i massacri di cristiani e missionari continuarono fino al 1900, quando le potenze occidentali decisero di reagire.