Il maschio alfa. E noi

di Daniela Fedi

Devo scrivere del nuovo maschio alfa e non so proprio come cavarmela perché penso che il direttore detesti gli articoli in prima persona. D'altro canto sono un tipo dominante, aggressivo, territoriale e su certe cose tenace da morire: farmi cambiare idea a volte è un'impresa titanica. Quanto alla mascolinità non ci tengo in modo particolare, ma ogni tanto mi sorprendo a usare un linguaggio da caserma e anche se colleziono scarpe e orecchini, tutto sommato ho un'immagine più sobria e severa di tanti giovani colleghi che si occupano di moda. In compenso loro hanno la barba e io grazie al cielo no, loro usano le creme colorate che non osano nemmeno chiamare bb o cc cream, mentre io uso primer, correttore, fondotinta e se servisse anche il Ducotone. In compenso potrei morire per fare una battuta e pare che lo humour sia un canale di comunicazione tipicamente maschile. Peccato che gli uomini siano pochissimo spiritosi su certi argomenti tipo le loro prestazioni sessuali in caso di cilecca. Conviene anche evitare valutazioni antropometriche men che lusinghiere, ma in questo hanno i sensi della mia più profonda comprensione: ho imparato a regolarmi gli attacchi degli sci da sola per evitare sgradevoli conversazioni sul mio peso con il noleggiatore di turno. Sulla forma fisica abbiamo punti di vista molto diversi: loro si vogliono tonici e muscolosi, per me aveva ragione Wallis Simpson quando diceva che non si è mai abbastanza ricchi e abbastanza magri. Sulla ricchezza si fa quel che si può, sulla magrezza stenderei un pietoso velo, in ogni caso la via del glamour è lastricata di tonicità. Così andiamo tutti in palestra, a correre, a fare qualche sport che come minimo ci migliora l'umore perché l'attività fisica stimola la produzione di endorfine, il più potente antidepressivo naturale. Certo io chiacchiero con chiunque mi capiti a tiro: amici, parenti, conoscenti, perfetti sconosciuti, vicini di treno, aereo oppure ombrellone. Potrei passare ore al telefono, non sono mai guarita dalla mania adolescenziale per le conversazioni interminabili. Gli unici individui che liquido con due parole in croce e a volta manco quelle, sono i tipi che telefonano sul fisso per venderti o proporti qualunque cosa: lattine d'olio, abbonamenti teatrali, assicurazioni e via così. I maschi, invece, di solito sono taciturni ma provate a buttare lì un argomento che li appassiona come il calcio, lo sport in generale, la tecnologia, macchine e moto: parlano quanto se non più di qualsiasi donna. In compenso non sanno spettegolare, usano proprio l'accetta se devono tagliare i panni addosso a qualcuno e questo non è bello. Sul pianto ciascuno ha la sua verità. A me bastano le prime note della Butterfly per lacrimare come una vite tagliata, ma ai funerali ho la stessa faccia di pietra dei presidenti americani nel monte Rushmore. Invece ai cosiddetti millennials piace piangere in pubblico, è una di quelle cose su cui le mamme alfa si sono impegnate parecchio dimenticandosi però di fare lo stesso con le figlie femmine. Così siamo daccapo. Un tempo si diceva che le donne sono uomini che qualche volta piangono, adesso basta dire il contrario e il gioco è fatto. Quanto alla galanteria mi sembra il minimo sindacale. La chiamerei educazione e penso che non abbia sesso come il cervello e la capacità di andare dall'alfa all'omega.