Il mastro trullaro cerca allievi: "Nessuno resiste, troppa fatica"

Ad Alberobello ne sono rimasti tre e rischiano l'estinzione "Queste case vengono ancora costruite come 400 anni fa"

Sono famosi in tutto il mondo per la loro forma conica e per il metodo antichissimo di costruzione. Sono protetti dall'Unesco come parte della «World heritage list». Sono stati scelti come dimora da miglia di stranieri, attirati dalla quiete della campagna pugliese e dalla storia. Eppure i trulli di Alberobello potrebbero presto perdere le mani sapienti degli unici artigiani in grado di costruirli e ristrutturali. Nel gergo locale sono chiamati «mastri trullari» e sono i soli a conoscere l'arte edilizia che si cela dietro le pietre incastrate e i coni grigi. Sono solo loro a sapere come può un semplice cumulo di sassi calcarei diventare un edificio ammirato in tutto il pianeta.

Ad Alberobello, patria indiscussa di queste case così speciali, di maestri ne sono rimasti solo tre. Il lavoro non manca, ma nonostante gli sforzi gli artigiani fanno fatica a trovare giovani interessati a proseguire la tradizione. «Il mestiere è troppo faticoso. Bisogna restare per otto ore al giorno nei cantieri in piena campagna, esposti al gelo dell'inverno o al caldo torrido dell'estate. E così i ragazzi preferiscono fare altro». A parlare è Roberto Panaro, 45 anni, uno degli ultimi tre mastri trullari della città. Lo incontriamo mentre riporta in vita un grande trullo nelle campagne di Martina Franca (Taranto). Con lui c'è la sua piccola squadra: altre tre persone, fra le quali il suo maestro. «Ho cominciato quando avevo 13 anni, perché le pietre hanno sempre attirato la mia attenzione racconta -. Prima di mettermi in proprio ho fatto una gavetta di dieci anni. Per imparare ci vogliono passione, pazienza e resistenza. Ma poi le soddisfazioni sono enormi».

E in effetti realizzare un trullo è una specie di miracolo edilizio che impone rigore, conoscenza profondissima delle materie prime, forza di volontà. Questi edifici sono costruiti a secco, senza l'uso del cemento, semplicemente incastrando fra di loro pietre di natura calcarea. Tutto è fatto rigorosamente a mani nude, senza l'ausilio delle macchine o della tecnologia. Come in un puzzle gigantesco e tridimensionale. Eppure nei trulli di precario non c'è nulla, alcuni sono in piedi dal 1.600. «Ancora oggi queste case vengono costruite con lo stesso metodo di 400 anni fa prosegue Panaro -. Si comincia con un primo scavo, dal quale si recupera la maggior parte delle pietre. Le altre vengono prese dal terreno circostante va avanti -. Le più grandi e bianche sono usate per realizzare i muri, le più sottili e scure per i coni. Le pietre non vengono tagliate o cambiate in alcun modo. La forma necessaria per la costruzione viene data a colpi di martello». Ecco perché questo mestiere è così duro. Al punto da rischiare seriamente l'estinzione.

«Io personalmente andrò avanti fin quando fisicamente avrò la forza di farlo dice ancora -. Ma faccio davvero fatica a trovare allievi giovani. Su 50 che mi chiedono di cominciare solo uno resiste più di un mese. E i corsi avviati negli anni scorsi dal Comune di Alberobello per avvicinare i giovani al mestiere sono stati interrotti perché non c'era sufficiente richiesta. Mentre un'associazione di categoria ancora non esiste. Lavoriamo grazie al passaparola, perché siamo davvero in pochissimi ad avere l'esperienza necessaria per farlo». Eppure il lavoro non mancherebbe. Anzi, proprio grazie ai trulli potrebbe essere assorbita almeno una parte della disoccupazione giovanile del territorio. «Mediamente apriamo almeno cinque cantieri l'anno, da fare c'è sempre spiega -. Tempo fa ero stato contattato dalla Cina e dal Giappone perché volevano costruire dei trulli laggiù. Ho rifiutato perché ho troppo da fare qui. Ho anche declinato inviti simili nel Nord Italia, da parte di persone che avrebbero voluto costruire un trullo nelle loro proprietà».

La maggior parte del lavoro consiste nella ristrutturazione di edifici già esistenti che, grazie alle sovvenzioni della Regione Puglia, in molti stanno trasformando in agriturismi, ristoranti e b&b. E poi ci sono gli stranieri, che li acquistano per usarli come case di vacanza. «Sono per lo più inglesi, anche se il loro numero sta scemando. Ormai i nostri clienti sono quasi tutti italiani, soprattutto persone del posto», dice. Ma c'è anche chi il suo trullo decide di costruirlo ex novo in campagna, sui suoli edificabili. Succede un po' in tutta la zona della Valle d'Itria, tranne che ad Alberobello dove l'Unesco ha vietato nuove realizzazioni.

«In tutto il territorio comunale si edifica solo se l'edificio è crollato conferma Panaro -. Nelle campagne circostanti è invece possibile costruire ancora perché le regole imposte dell'Unesco si fermano ad Alberobello». I costi però possono essere importanti. Mediamente per realizzare un solo cono da zero cioè una sola stanza con la sua inconfondibile cupola grigia ci vogliono almeno 30mila euro. Ai quali occorre aggiungere altro denaro per falegnami, elettricisti, idraulici, muratori e altri artigiani. Per ristrutturalo, invece, vanno via minimo 15mila euro. Sempre per ogni cono. «Però al momento è molto difficile trovare trulli di grandi dimensioni aggiunge Panaro -. Il costo per l'acquisto si aggira intorno ai 200mila euro, se la costruzione è formata da sette o otto coni. Ad Alberobello invece i prezzi salgono moltissimo. Nel pieno centro storico un solo cono, quindi un monolocale, non scende al di sotto dei 200mila euro». In compenso, la rivalutazione è quasi immediata.

«I trulli sono davvero unici al mondo e sono assolutamente artiginali prosegue il mastro -. Quindi il loro valore è in costante crescita. Per ristrutturarne uno di medie dimensioni ci vogliono almeno tre mesi, lavorando otto ore al giorno in quattro. La squadra è sincronizzata alla perfezione. Si arriva in cantiere alle sette del mattino e ci si divide i compiti. Un operaio sceglie le pietre, un altro le trasporta, un altro ancora prepara la malta che serve a posarle più agevolmente, e poi c'è quello che le incastra, un po' come farebbe con i mattoncini della Lego. Queste costruzioni sono la nostra vita, anche nel tempo libero. Casa mia è un trullo e non la cambierei per nulla al mondo». E così è per migliaia di altre persone, che si affidano ad artigiani come Roberto per proteggere un patrimonio unico. E che sperano che questo mestiere difficile e antichissimo possa sopravvivere nonostante tutto.

Commenti

VittorioMar

Mer, 18/04/2018 - 10:19

..ALTRA ARTE CHE SCOMPARE !!..LA REGIONE DOVREBBE BANDIRE CORSI PER IL RECUPERO E PER IL RESTAURO DI QUESTA ANTICA ARTE CONTADINA COME PER I MURETTI A SECCO !!