MAURIZIO CROZZA NON GRAFFIA PIÙ

I primi scampoli della stagione televisiva sembrano dar ragione a quanti ritenevano che, cambiato il governo e venuto a mancare il facile bersaglio satirico di Berlusconi, ci saremmo trovati davanti al vuoto, o giù di lì. Ricapitoliamo velocemente: dalla Dandini la trovata più «coraggiosa» (le virgolette sono d'obbligo) è quella di piazzare degli orologi che segnano il tempo che manca al varo di alcune leggi ritenute fondamentali, ma al di là di qualche dichiarazione di principio, tipo «non faremo sconti a nessuno», non si intravvede alcun desiderio di affondare i colpi contro il nuovo governo. Quanto agli ospiti, il primo della lista è stato Dario Fo, che ha ammesso sinceramente come la satira, quando la si fa sulla sinistra, provochi non pochi problemi a cominciare dall'accusa di fare il gioco dell'avversario, e quindi occorre andarci con i piedi di piombo. Non male, come dichiarazione di intenti e come ipotesi di scenario per il prossimo futuro, il tutto accolto senza battere ciglio dalla conduttrice. Da Fazio intanto è tutto un cinguettare tra gente orgogliosa di appartenere al salotto buono che piace alla gente che piace, in cui non deve volare la bencheminima mosca sotto forma di osservazione critica che possa rompere il clima da volemose bene, anche quando è ospite un Veltroni apparso persino sorpreso di non dover rispondere nemmeno a una domanda che non si tramutasse in un favorevole assist. Lunedì è poi ripreso Crozza Italia (La7, ore 21) e anche qui è come andar di notte per chi volesse cercare qualche graffio al potere, con l'aggiunta di alcune tendenze che si spera possano essere corrette. Quando infatti Crozza intervista un personaggio politico, come è capitato nella prima puntata con il sindaco di Bologna Cofferati, le domande apparentemente scomode vengono fatte in chiave esclusivamente ironica e grottesca, alla maniera di Dario Vergassola. Solo che Vergassola queste cose le sa fare meglio, con più consuetudine e sfrontatezza. Se poi Crozza cerca di dare un tono più «impegnato» al suo show chiedendo lumi sulla Cina al giornalista di Repubblica Federico Rampini, non si accontenta delle risposte ma le condisce con scenette da inviato sul posto che richiamano alla memoria Beppe Grillo in una sorta di Te la dò io la Cina. Ma a maggior ragione anche Beppe Grillo, quelle cose lì, le sapeva fare meglio. Se infine Crozza si imbarca nel difficile cimento delle lezioni sul sesso, chiamando una spagnola a illustrarci com'è fatto l'organo sessuale femminile e sottolineando ogni spiegazione con una continua serie di risatine e mossette imbarazzate, ci fa ricordare come la materia sia stata trattata in passato da tanti altri, in tivù. E da tutti, ma proprio tutti, con una disinvoltura maggiore.