Mauro Corona, il pirata di montagna tenta la scalata (letteraria) della vita

Nato nel 1950, il barbaro di Erto (Pordenone) dall’inseparabile bandana piratesca che fa sobbalzare sulla sedia i perbenisti benpensanti, con i suoi modi diretti, la battuta pronta e arguta, tenta la carta della vita sulla soglia dei sessant’anni. Sarà questo - Storia di Neve (Mondadori, pagg. 818, euro 22) in libreria dopodomani - il romanzo della possibile consacrazione? Dello sdoganamento dalla cosiddetta «letteratura di montagna» (per ambientazione ed esperienze narrate) alla letteratura tout court?
Corona, che ha vissuto in prima persona la tragedia del Vajont, inizialmente si era fatto apprezzare come scultore del legno, passione ereditata dal nonno: dopo aver fatto il boscaiolo aveva affinato la tecnica scultorea sotto la guida di Augusto Murer fino a diventare uno degli scultori lignei più apprezzati d’Europa. Alpinista e arrampicatore, ancora oggi alterna la scrittura alle scalate e alla frequentazione della locanda di Erto. Il pubblico, nei poco più di dieci anni che ci separano dall’uscita della raccolta di racconti Il volo della Martora (Vivalda, 1997), ha già dimostrato di apprezzare facendo impennare le vendite dei suoi libri, anche a dispetto di giudizi della critica inizialmente tiepidi. Claudio Magris, che aveva scritto la prefazione a quel primo libro, pur elogiando l’autore scrive che «certamente Corona non è un grande in letteratura, come lo è nell’arte figurativa (...) ma è un vero, autonomo scrittore». Nei suoi racconti non mancano sprazzi di comicità, come quando, parlando della sua giovinezza non proprio agiata, ricorda di lui in auto con un amico, del tergicristallo bloccato dalla neve e del cordino di spago risolutore teso attraverso il finestrino, in un tira e molla spasmodico che potrebbe persino risultare toccante, se non fosse stupendamente ridicolo.
Ma sarebbe semplicistico ridurre l’opera di Corona all’aneddoto o al buon senso popolare, e forse potrebbe bastare il riconoscimento senza riserve che, prima di morire, gli regalò un grande maestro come Mario Rigoni Stern.