Maurras, democrazia a rendere

L’edizione tascabile del Larousse dedicava anni fa tre righe a Charles Maurras: letterato, giornalista, direttore dell’Action Française, più i dati anagrafici: 1868-1952. Uno dei più noti nostri politologi, Domenico Fisichella, gli dedica un robusto saggio: La democrazia contro la realtà. Il pensiero politico di Charles Maurras (Carocci, pagg. 188, euro 13,80).
Chi sia stato Maurras lo sanno in pochi ormai, tra i giovani quasi nessuno. Eppure fu un letterato di grande spessore, contemporaneo e amico assai stimato da Anatole France (che, dice lo stesso Maurras, gli fu maestro «en noble langage français»), Gide, Berg, tutti e tre premi Nobel. Chissà, egli stesso, forse, se non fosse incappato nell’avventura petainista di Vichy, non è da escludere che al Nobel sarebbe arrivato. Singolare e drammatica storia, quella di Maurras, nato poeta ed esteta, creatore con Moréas della Ecole Renane, che dal mondo letterario approdò all’Action Française, il giornale della destra francese, in cui confluirono personalità di varie tendenze, fin anarchici e socialisti.
È stato uno degli scrittori più rappresentativi del Novecento. Esordì con opere letterarie: Il cammino del paradiso (1895), Anthinea (1901), Gli amanti di Venezia (1902), L’avvenire dell’intelligenza (1905). Fu Anatole France a presentarlo alla Francia intellettuale. Ebbe un periodo romantico in gioventù, poi si avvicinò alla politica, divenne animatore dell’Action Française, una rivista che ha avuto gran peso politico nella destra francese, ma anche influenza in campo letterario: lanciò Proust, Bernanos, Céline.
Fisichella in questo bel saggio, di alto valore politologico, analizza magistralmente il pensiero di Maurras, personalità certo controversa che si caratterizza per alcuni fermi principii monarchici, conservatori e anche antiparlamentari. Della monarchia non aveva però una visione sacrale, le assegnava il compito di garante delle aspirazioni di libertà dei cittadini, della stabilità governativa, di moderatore dei poteri forti. L’antiparlamentarismo venne sollecitato da scandali, corruzione e instabilità istituzionale della Terza Repubblica francese.
La vita intellettuale di Maurras fu dedicata alla costruzione di un sistema di pensiero certamente opinabile, ma, come Malraux ha riconosciuto, «armonioso» pur se molto soggettivo e alquanto oltranzista. De Montherland ammise: «La sua influenza è più grande di quanto non si voglia riconoscere». Il curriculum di Maurras registra la messa all’indice dei suoi libri (1926, con Pio XI), una successiva revoca della scomunica (1939, con Pio XII), la radiazione dall’Accademia di Francia (vi era stato chiamato nel 1938, espulso nel 1945), infine la condanna all’ergastolo. Pur agnostico, fu difensore del ruolo della cultura cattolica nella civiltà europea. Sono almeno un centinaio le sue opere. Politicamente la più importante è Mes idées politiques, del 1937, che Fisichella in questo suo saggio penetra con grande intelligenza politica.