Il medicinale senza marchio è garantito e costa meno

A tutti sarà capitato di dover acquistare dei farmaci, dietro consiglio del medico curante, con nomi alquanto impronunciabili e semmai di scoprire trattarsi di un cosiddetto «farmaco generico» o «equivalente». Ma quanti sanno qual è la reale differenza rispetto a tutti gli altri medicinali? Sicuramente la prima caratteristica, solitamente molto apprezzata, dei farmaci generici di cui tutti ci accorgiamo è il prezzo, che risulta sensibilmente inferiore rispetto a un medicinale «di marca». La legge italiana, infatti, stabilisce che il prezzo dei farmaci equivalenti debba essere necessariamente inferiore del 20% rispetto a farmaco innovatore. E già questo ripaga il probabile errore di pronuncia che commetteremo davanti al farmacista. I farmaci equivalenti, infatti, non hanno un nome di fantasia, ma vengono commercializzati direttamente con il nome comune del principio attivo, in quanto non sono più di esclusiva produzione di un’unica azienda farmaceutica.
Ma per capire realmente cosa siano i farmaci equivalenti è necessario innanzitutto scoprire l’iter che un nuovo medicinale deve seguire per arrivare sugli scaffali delle farmacie, dove poi noi lo acquistiamo.
Un farmaco non nasce, infatti, nel momento in cui arriva in farmacia, ma almeno 10 o 12 anni prima, quando un'azienda farmaceutica deve investire nella speranza che qualche ricercatore scopra la formula di un nuovo prodotto. Poi, però, c'è un lungo periodo in cui il farmaco costa molto senza produrre nulla: bisogna crearlo, produrlo in piccole quantità per provarne efficacia e tollerabilità, e tutte quelle procedure necessarie a inserire un prodotto sicuro in mercato.
Per invogliare le case farmaceutiche a fare un investimento del genere gli Stati, quello italiano compreso, ne garantiscono l'esclusiva produzione all'azienda che l'ha scoperto per un periodo di almeno venti anni, consentendo di fatto di brevettarlo.
Una volta che, però, sono scaduti gli anni previsti dalla legge, e la ditta farmaceutica è rientrata dalle spese e ha guadagnato sull'investimento, il brevetto scade, ma non è assolutamente detto che quel farmaco non sia più interessante da un punto di vista terapeutico. A questo punto, però, chi l'ha inventato non ha più l'esclusiva nella produzione e, quindi, tutte le case farmaceutiche possono produrlo, ma ovviamente dovranno commercializzarlo con il nome del principio attivo.
Le proprietà curative dei farmaci generici sono quindi assodate e verificate, oltre che nel periodo di sperimentazione, anche nei circa venti anni di vendita esclusiva. Il farmaco equivalente risulta, quindi, essere la «copia» di una specialità medicinale registrata, di cui deve necessariamente avere lo stesso principio attivo, presente alla medesima dose, la stessa forma farmaceutica, la stessa via di somministrazione e le stesse indicazioni terapeutiche. L'azienda che produce un equivalente non può, in nessun caso, modificare le sostanze che compongono il farmaco o alterarne la percentuale presente, perché altrimenti non supererebbe i test di bioequivalenza, che verificano se i due farmaci, il generico e il marchio di confronto, hanno esattamente lo stesso comportamento, una volta entrati nel nostro organismo, in termini qualitativi e quantitativi. Efficacia terapeutica, potenza dell'azione, tempo di comparsa dell'effetto e sua durata, effetti collaterali e loro incidenza devono risultare identici. Non si deve, quindi, pensare che l'azienda produttrice di un farmaco equivalente possa risparmiare nella produzione, ma il prezzo inferiore è giustificato esclusivamente dal fatto che non è stato impegnato l'investimento iniziale.
In Italia, negli ultimi anni, si è registrato un incremento progressivo della spesa farmaceutica, sia da parte delle famiglie, che dello Stato, soprattutto a causa dell'innalzamento dell'età media della popolazione.
I farmaci equivalenti risultano, quindi, sempre più necessari per far fronte alle spese mediche, soprattutto in un periodo di crisi economica come quello attuale. Si calcola, ad esempio, che una famiglia italiana, utilizzando solo i farmaci equivalenti, potrebbe risparmiare circa 60 euro l'anno, ma, se l'uso di questi prodotti si diffondesse maggiormente, il risparmio aumenterebbe ancora. Lo stesso discorso, ovviamente, vale anche per la casse dello Stato, con una conseguenziale ricaduta sulle tasche di tutti i cittadini.
Non esiste, peraltro, ragione per cui non preferire i farmaci generici, visto che posono essere sia da banco, e quindi acquistabili liberamente, sia prescrivibili, acquistabili solo con ricetta medica, esattamente come la specialità medicinale da cui derivano. Ma soprattutto sono in commercio in quasi tutte le forme farmaceutiche: fiale, sciroppi, compresse, bustine e altro. Esistono generici di molte classi di farmaci: cardiologici, antinfiammatori, antibiotici, antidolorifici e sono presenti generici di farmaci in classe A e in classe C.
Tuttavia l'Italia, dove comunque si stanno diffondendo sempre con maggiore efficacia, risulta ancora uno dei Paesi più reticenti verso questo tipo di farmaci. L'Aifa, Agenzia italiana del farmaco, si sta quindi impegnando in diverse campagne di sensibilizzazione, oltre che di informazione: molti italiani, infatti, dimostrano di non essere ancora a conoscenza di poter risparmiare, senza rimetterci in qualità.