MEDIOEVO Quei militari messi in Ordine

Credere, obbedire, combattere. Ben prima del XX secolo e con ben altro contenuto, queste parole sono risuonate sotto i cieli d’Europa. E di Terrasanta: perché fu in quella propaggine essenziale della Cristianità che prese vita un’esperienza del tutto nuova, gli ordini monastico-cavallereschi, cioè composti da uomini d’arme che avevano lasciato la vita propria del cavaliere per rivestire l’abito monastico. E l’abito è tutto: perché se la funzione del «combattere» restava intatta, essa si affiancava al «credere» e ancor più all’«obbedire». Già san Benedetto, nella Regola, aveva avvisato gli aspiranti monaci che l’obbedienza è il fondamento della vita monastica: «Il primo gradino dell’umiltà è l’obbedienza senza indugio». Ebbene, questa pietra angolare della tradizione monastica fu applicata a un nuovo genere di vita: quella di cavalieri che lasciavano il «secolo» con tutte le sue vanità - orgoglio, ira, bottino, affermazione di sé - per mettere la propria spada al servizio dei fratelli nella fede (di essi parla Alain Demurger in I Cavalieri di Cristo, quindicesimo volume della «Biblioteca storica» del Giornale dedicata al Medioevo).
Questo sconvolgimento accadde agli inizi del XII secolo. E in Terrasanta, perché si era a pochi anni dalla prima crociata, culminata nel 1099 con la riconquista di Gerusalemme. Che aveva fra l’altro un problema urgente: come gestire la riconquista? E come garantirle durata? Sul piano politico si crearono alcuni Stati, posti sotto la corona del Regno latino di Gerusalemme. Sul piano religioso vennero inventati, appunto, gli ordini monastico-cavallereschi. Si trattò di un’invenzione «dal basso»: cioè non di una creazione voluta da un sovrano o da un papa ma dell’idea ardita di un pugno di cavalieri i quali dettero vita tra il 1120 e il 1129 ai «Poveri cavalieri di Cristo e del Tempio di Salomone», altrimenti noti come Templari.
Primi dunque i Templari. E primi a imitarli gli Ospedalieri, già fondati (1071-1113) ma solo con compiti caritatevoli, da cui il nome. L’ordine dell’Ospedale di S. Giovanni si militarizzò tra il 1130 e il 1140, divenendo il secondo pilastro difensivo della Terrasanta cristiana. Dalla protezione dei pellegrini alla difesa del Regno, i due ordini gemmarono anche in Europa: mentre si infittivano lasciti e donazioni, il numero dei cavalieri cresceva e soprattutto si costituiva in Europa una fitta rete di province o priorati e, in subordine, commende che dovevano supportare dal punto di vista logistico (armi, cavalli, rifornimenti e denaro) gli uomini impegnati in prima linea.
Si aprì poi un altro fronte operativo, ovvero la penisola iberica della Reconquista, dove peraltro fiorirono le imitazioni: ordini di Calatrava (1158) e Santiago (1170) seguiti da Alcantara e Avis. Anche in oriente sarebbero sorti nuovi ordini: S. Lazzaro e Teutonici (fine XII secolo) poi S. Tommaso per gli inglesi (1220). In totale il Medioevo contò oltre una quindicina di ordini siffatti, molti destinati a scomparire con l’esaurirsi delle crociate e della Reconquista. Con la vistosa eccezione degli Ospedalieri i quali, migrati a Rodi prima e a Malta poi, esistono ancor oggi, e dei Teutonici che si impegnarono su un altro confine della Cristianità, i Paesi del Nord bagnati dal Baltico.
Questo essere «di frontiera» era d’altronde un modo d’essere, oltre che un aspetto geografico. Come ben scrisse san Bernardo, «testimonial» d’eccezione dei Templari con quella breve e famosa opera che è il De laude novae militiae, gli ordini monastico-cavallereschi erano un monstrum, una «cosa eccezionale», un «nuovo genere di uomini», perché associavano nelle loro vite l’umiltà del monaco e la forza (rettamente guidata) del cavaliere. E davvero le due cose potevano andare di pari passo? Sì, ma solo a patto d’una disciplina morale e materiale estrema, quella appunto idealizzata da Bernardo e attuata da tanti eroi di quegli ordini.
Tuttavia una simile vita era esposta alla tentazione dell’orgoglio e del potere, tanto più che la loro ricchezza materiale divenne vertiginosa: il che non solo ingolosì alcuni contemporanei (si pensi al re francese Filippo IV il Bello, il quale all’inizio del XIV secolo distrusse i templari con un falso processo per incamerarsene gli immensi beni mobili e immobili) ma anche non pochi esponenti degli ordini stessi. Vi furono così invidie e gelosie, furti e tradimenti (anche con il nemico islamico), contrasti armati in seno agli ordini e tra di loro.
Fu questa tara interna a infiacchire il credito d’immagine di cui godevano presso l’intera società medievale, esaurendone in tal modo il sostegno. Prima della fine, comunque, il monachesimo cristiano era divenuto militante e la figura evangelica di Marta - la sorella laboriosa della contemplativa Maria - aveva riconquistato la gloria degli altari.