Meditate gente, meditate Se la mente fa ginnastica si gode davvero il tempo

«Mindfulness e meditazione» è lo speciale allegato al mensile «Yoga» curato da Guido Gabrielli

Gioia Locati

Hic et nunc. Qui e ora, dicevano i latini. E, invece, spesso, siamo in mille posti a orari diversi. Luoghi e tempi che la mente ci spinge a visitare giocando d'anticipo (l'ufficio del commercialista, la scuola dei figli, le scadenze di lavoro) con il risultato che non siamo mai per davvero da nessuna parte. Non vediamo quello che ci scorre davanti agli occhi, talvolta non percepiamo neppure i rumori o il calore delle mani che stringiamo. Abbiamo occhi, orecchie e pelle eppure viviamo da ciechi, sordi e insensibili. Perchè siamo distratti. Non a caso distratto in latino significa «tirato di qua e di là». Già, in quei momenti, ci allontaniamo da noi stessi, ci sfilacciamo. Dove siamo veramente? E, soprattutto, chi siamo?

Quando i sensi non colgono più odori e suoni e sapori, e i pensieri ci portano altrove, perdiamo la vita per strada. Succede quando si pensa soltanto alla meta e non si assapora il viaggio. Percorriamo un tragitto mille volte senza conoscere cosa calpestiamo. Gli alberi cambiano foglie e colori, i rami si spezzano: se fossimo attenti a osservarli ci accorgeremmo di tinte sorprendenti. Funziona così con i rapporti umani: c'è una bella differenza tra l'accorgersi di una persona, ascoltandola, e il restare fissi con i nostri pensieri su di lei. Le aspettative non esistono, hanno la vaga consistenza dei sogni. Cosa, invece, esiste?

Consapevoli si diventa, fa capire Jon Kabat-Zinn, medico, scrittore ed esperto di meditazione nell'intervista rilasciata a Mindfulness e meditazione, primo numero speciale allegato al mensile Yoga. Perchè la consapevolezza è un'attitudine che si impara, come lo stare attenti a scuola. «Più si è presenti a se stessi, più il tempo scivola lento, come quando si è bambini e gli eventi sono pietre miliari». Un segreto potrebbe essere quello di «rendere i momenti ordinari degni di nota». Per Kabat-Zinn il senso di malessere tipico del vivere occidentale e lo stress sono una conseguenza della nostra «perdita dei sensi». Ecco allora varie tecniche per recuperare i sensi perduti e imparare a meditare. Dalla visualizzazione, alla ripetizione di un suono (mantra) alla camminata consapevole. Mentre la mente si muove da un pensiero all'altro o si fissa su uno di questi, «la meditazione affida alla mente un compito semplice e ripetitivo, che alla fine ci cullerà in uno stato di calma e tranquillità,» leggiamo nel servizio «Trova la tua tecnica». Si può scegliere di visualizzare un'immagine della natura - le montagne, il mare, la terra -, di ricordare un luogo che ci è caro. O di ripetere un suono L'importante è non divagare, «controllare i pensieri selvaggi e le emozioni» e, piano piano, ci si avvicinerà al rilassamento.

Si rincorrono parole come «coscienza», «consapevolezza», «benessere», «gentilezza», da un articolo all'altro. L'arte di ordinare casa, il decluttering, può essere un'occasione per sistemare cio che non va dentro di noi, «il caos è la manifestazione fisica delle tue decisioni non prese: puoi decidere di affrontare gli oggetti che possiedi oggi, rimandare a domani o evitarli fino alla morte». «L'equazione della felicità» è un'intervista a Deepak Chopra curata dal direttore Guido Gabrielli. Per il medico indiano il segreto della felicità sta nel provare compassione.

Occhio alla rivista, intanto. Alle quasi cento pagine di carta odorosa, ai caratteri che cambiano per farsi leggere, agli schemi e ai fumetti colorati. «La rivista che hai tra le mani è stata pensata perché diventi un'occasione per esercitare la tua consapevolezza - scrive Gabrielli nell'editoriale - Comincia a prestare attenzione a quello che tocchi, poi sposta l'attenzione ai tuoi piedi. Muovi un dito per volta e senti il movimento che risale dai tuoi polpacci alle ginocchia. Tutto è collegato. In questi pochi secondi, quanti pensieri sono nati e passati dalla tua mente? Erano importanti? Immagino che tu abbia una valanga di pensieri che magari ti fanno anche penare... Per caso, hai pensato al tuo respiro?».

Gabrielli non è un neofita della meditazione, «sono dieci anni che mi occupo del mensile Yoga e pratico da 17, da quando mi sono ammalato. Lo yoga è un percorso verso la meditazione, non cura ma guarisce, nel senso che ci insegna ad abitare noi stessi nella migliore maniera possibile (in quel momento). Mi fa apprezzare quello che c'è e mi insegna a gestire il corpo, capisco quanta energia ho e quando mi devo fermare». Lo speciale in edicola è il primo dedicato alla meditazione, frutto di un lavoro di équipe, «abbiamo scelto di presentarne la dimensione gioiosa in tutte le sfaccettature del quotidiano, dal lavoro all'impegno in casa, dalle relazioni all'alimentazione. Mi auguro che abbia un seguito». Fedeli lettori o appassionati di yoga trovano informazioni anche sul sito jogajournal.it In un concetto cos'è la meditazione per Gabrielli? «Valorizzare il meglio di sè, quello che siamo è già bellissimo».