Mega-show di Jovanotti da Castro Protesta dei dissidenti: "Vergogna"

Il cantante si esibisce oggi con altri 14 artisti all’Avana. Il premio Sacharov Payà: "Un’offesa a chi è in carcere"

Madrid - Il concerto, Pace senza frontiere, si terrà questa notte a Cuba, nella piazza della Rivoluzione dell'Avana. A promuoverlo il cantante colombiano Juanes, tra i partecipanti nomi di primo piano come Miguel Bosé e Jovanotti. Ma il mega-show, che Juanes ha definito «un gesto umanitario», si è trasformato in un caso politico e ha sollevato le ire della dissidenza di Miami e i sospetti di quella insulare.

Il concerto si terrà infatti in una piazza simbolo dell'isola, quella della Rivoluzione, intitolata anche a José Martí, con l'appoggio dell'Istituto cubano della Musica. Oltre a Juanes, Jovanotti e Bosé parteciperanno tra gli altri -dopo un tormentoso giro di conferme e disdette- lo spagnolo Víctor Manuel, ed i cubani Amaury Pérez, Silvio Rodríguez, Los Van Van, Orishas, Varela e X Alfonso.

Nonostante Juanes abbia definito l'evento «apolitico», i dissidenti ritiengono che sia destinato a diventare un gesto di appoggio implicito al regime di Raul e Fidel Castro, che incasserebbero come una vittoria la presenza di artisti internazionali acritici verso il regime. Secondo i cubani esiliati a Miami, Juanes avrebbe infatti dovuto indire un concerto per chiedere la libertà delle centinaia di dissidenti politici incarcerati, libere elezioni e il rispetto dei diritti umani, per essere al di sopra di ogni critica. Mentre per le strade di Miami, gli esuli più arrabbiati hanno manifestato il loro dissenso bruciando dischi e camicie nere, in allusione alla canzone-tormentone del cantante colombiano «Tengo una camisa negra».

Ma le accuse sono arrivate anche dai dissidenti sull'isola. Oswaldo Payá, leader del Movimento cristiano di liberazione, ha detto di rispettare la decisione di Juanes, non risparmiandogli però le accuse: «Sarà ed è uno scandalo che tante persone cantino per la pace nel mio paese, se si dimenticano e tacciono i cubani incarcerati per aver lottato con amore per la verità, i diritti, la libertà, la riconciliazione e la pace». Payá, premio Sacharov del Parlamento europeo nel 2002, ha poi chiesto pubblicamente a Juanes che i cantanti invochino la libertà per i prigionieri politici cubani.

Sul sito web di Paz Sin fronteras, Juanes assicura però che il concerto sarà senza presentatore e i cantanti «si limiteranno a cantare i loro brani più conosciuti». Gli artisti hanno invece chiesto al pubblico (si attendono 600mila persone) di vestirsi con abiti bianchi, in segno di pace. Nel comunicato Juanes, ricorda anche che il concerto si svolgerà nella stessa piazza nella quale si montò il palco per la storica visita di Giovanni Paolo II nel gennaio 1998. Juanes, che vive a Miami, si è poi difeso ribadendo che per lui il concerto è «un modo di iniziare a tendere ponti tra l'isola e Miami», per fare in modo che «domani, la famiglia cubana, sia solo una».

Tra i 15 artisti del concerto ci sarà anche Silvio Rodríguez, cantautore cubano considerato vicino al regime. Lo stesso Payá ha ricordato come Rodríguez, quando era deputato, «non ha mai difeso il diritto dei cubani alla libertà d'espressione». Juanes si è assunto la responsabilità «musicale» della sua presenza: «Al margine dell'ideologia, i suoi lavori sono davvero incredibili», ha detto il colombiano. Quanto a Jovanotti, che incontrerà la blogger dissidente Joani Sanchez, ha detto che «La musica non può rispettare un embargo. Avendo conosciuto esuli cubani so quanto dolore ci sia e quanti problemi esistano». Ma, ha aggiunto, «la presenza stessa degli artisti, la loro musica, sono una testimonianza di lotta per la libertà».