Il meglio dell’architettura italiana sfila sulle rive del Bosforo

A Istanbul un’esposizione itinerante che illustra i progetti «made in Italy»

nostro inviato a Istanbul
Il XXII congresso dell’Uia (Unione internazionale degli architetti) si è appena concluso, ma l’architettura italiana è ancora protagonista sulle rive del Bosforo. Merito della mostra «Dal futurismo al futuro possibile nell’architettura italiana contemporanea», inaugurata martedì in uno dei luoghi più affascinanti di Istanbul, Tophane-i Amire, gli splendidi spazi della fabbrica di cannoni costruita da Mimar Koca Sinan, l’architetto cinquecentesco considerato il Michelangelo turco. Una sorta di basilica protoindustriale con merli e comignoli che accoglie l’allestimento di Gae Aulenti della mostra curata da un comitato scientifico presieduto da Franco Purini e composto tra gli altri da Livio Sacchi (entrambi presenti a Istanbul).
L’esposizione è ambasciatrice dell’architettura contemporanea italiana nel mondo. Allestita per la prima volta nel 2002 in Giappone presso il Tokyo Design Center attraverso la fondazione «Italia in Giappone», è poi sbarcata a Kobe, Caracas, Kuala Lumpur, in Australia e, in Europa, a Oslo, Reykjavik e Bruxelles e sarà presto a Città del Messico. L’impianto della mostra ha subito pochi ritocchi: 65 pannelli con altrettanti progetti dal 1990 ai giorni nostri in cui c’è tutta l’architettura italiana. I 65 progetti sono suddivisi in nove sezioni: dalle residenze (come Casa Wolf in Colorado, di Ettore Sottsass) agli edifici del sapere (il Polo universitario a Porta Tufi, Siena, di Natalini architetti), dai luoghi di lavoro (la sede iGuzzini a Recanati di Mario Cucinella) ai teatri (uno per tutti: gli Arcimboldi di Gregotti a Milano), da musei e centri culturali (uno dei capolavori di Renzo Piano: il centro culturale canaco a Noumèa, in Nuova Caledonia) alle chiese (San Giovanni Battista a Desio, di Gabetti&Isola), passando per piazze, percorsi pedonali, grattacieli, complessi sportivi e restauri dell’antico.
Alla struttura portante della mostra si affiancano un filmato sul paesaggio italiano e i plastici di alcuni progetti e produzioni più recenti, ciò che trasforma la mostra in un work in progress. E a legare il futuro all’immediato passato, tempere, scritti autografi e altre testimonianze dei maestri del Novecento italiano, da Adalberto Libera a Antonio Sant’Elia, da Pier Luigi Nervi a Giuseppe Terragni, da Carlo Scarpa a Aldo Rossi.
A Istanbul c’è grande attenzione per la cultura italiana, come garantisce il direttore dell’Istituto italiano di cultura Silvio Marchetti, per iniziativa del quale la mostra è giunta nella metropoli turca. E ancor di più c’è attenzione per l’architettura italiana: l’inaugurazione della mostra è stata affollatissima ed è stata definita dal presidente dell’Uia il miglior evento collaterale del congresso. Una dimostrazione di come l’Italia, almeno in campo culturale, potrebbe ambire a un ruolo egemone nel bacino del Mediterraneo.