Melissa Leo e le «mamme mostro» puntano all’Oscar

New YorkGli Oscar sembrano preferire personaggi di madri irresponsabili. Madri promiscue, drogate, violente e incapaci. E quest’anno due «mammine care», facendo a gara nella loro crudeltà, si contendono la statuetta quale miglior attrice non protagonista.
L’anno scorso era stata l’attrice MoNique (che presenterà la serata dell’Oscar) a conquistare quella statuetta, grazie al suo ruolo a dir poco agghiacciante di mostro nel film Precious. La pellicola aveva disgustato il pubblico con un lessico familiare perverso, mentre lei sacrificava la figlia agli attacchi incestuosi del padre. E il suo Oscar, insieme alla curiosità voyeuristica di un pubblico assetato di vite sbagliate, hanno convinto Hollywood a moltiplicare il dna di altre madri mostri. Facendone una moda. In lizza per un Oscar quest’anno sono difatti Melissa Leo, nel ruolo di madre crudele in The Fighter e Jackie Weaver in Animal Kingdom. Barbara Hershey, madre perversa de Il cigno nero, per pochi voti non si è aggiudicata la nomination. I film favoriti naturalmente sono d’altro genere, ovvero Facebook di David Fincher e a Il discorso del re di Tom Hooper, su re Giorgio V che ha avuto 12 nomination.
Ma «le cattive» sono in lizza in varie caregorie e, aspettando la notte delle stelle, la Leo ha dichiarato di amare il suo ruolo «perché la vita a volte ci rende cattive», e non è la sola. Jackie Weaver nella pellicola australiana Animal Kingdom interpreta una nonna, Smurf, una specie di Mà Grissom i cui figli praticano la rapina e lo spaccio in collusione con la polizia. Una madre e nonna strega, con una truculenza e una freddezza spaventose, responsabile di un mondo brutto, pericoloso e di un pessimismo integrale. «Siamo ossessionati dai personaggi di madri mostri - ha spiegato Suzannah Gallard, sociologa di Los Angeles - perfette per i nuovi film che le usano per fondere due generi cinematografici, il film noir e il melodramma. L’identikit femminile è stato radicalmente trasformato dagli anni Cinquanta. Le madri femministe e indipendenti sono passate di moda, adesso vogliamo vedere madri mostri. E poi, ammettiamolo, molti di noi hanno avuto un rapporto conflittuale con nostra madre».
Queste sono però madri estreme, alla Joan Crawford ne Il romanzo di Mildred; personaggi da tragedia greca. E il cinema non è il solo a seguire il filone: in tv il reality Teen Mom, seguito da milioni di spettatori, segue il quotidiano di ragazze madri che rischiano, per la loro violenza e gli abusi sui minori, di finire in prigione. Una di queste, Amber Portwood, corona spesso le copertine dei tabloid Usa come se fosse la nuova diva del momento e viene imitata dalla teenager americane; ma poi, nel reality, picchia il fidanzato mentre la sua figlioletta la guarda inorridita. In un altro reality, intitolato John & Kate plus 8, Kate Gosselin è la madre fallimentare di sei gemelli incapace di educare e di amare, mentre in Toddlers & Tiaras, un gruppo di «mammine care» obbliga le figliolette a fare le reginette di bellezza forzandole a farsi fare la ceretta sulle sopracciglia (a 4 anni), a indossare abitini sexy e camminare (nonostante le lacrime) sulla passerelle delle sfilate.
«La spiacevole verità è che ci divertiamo molto di più a vedere una madre crudele e violenta piuttosto che un padre - prosegue la Galland -; gli uomini cattivi al cinema non attraggono più, le madri perverse invece si. C’è da domandarsi se le donne forti mettono talmente paura agli executive di Hollywood da spingerli a sostituirle, sullo schermo, con madri incapaci e psicotiche». Intanto psicanalisti e sociologi lanciano l’allarme: quali conseguenze hanno questi personaggi distruttivi sulle giovani americane?