Ma la memoria non è un «discount»

Quando il presidente Napolitano mette in guardia «dall’antisemitismo travestito da antisionismo» ci dà un chiaro esempio di libertà e indipendenza culturale e morale. Ma c’è di più: lui, l’ex comunista, ma anche sincero democratico, dà una lezione di coerenza e di coraggio intellettuale e civile a tanti postcomunisti maestri nell’arte di barcamenarsi alla ricerca di consensi sia fra gli ebrei romani sia fra i nuovi antisemiti filoislamici che bruciano in piazza le bandiere di Israele. Noi giovani di Forza Italia denunciamo da sempre questo malcelato cerchiobottismo della sinistra soprattutto a Roma dove si tollera per mesi e mesi la presenza di scritte come «A morte lo Stato di Israele», per poi annunciare a ridosso del giorno della Memoria un piano per la cancellazione di quelle parole cariche di odio dai muri della città. Il gioco è fin troppo scoperto e ci auguriamo che presto cali il sipario sull’ignobile sceneggiata. È giunto il momento delle parole chiare e nette, di dire senza mezzi termini da che parte si sta, come dicono loro: «Senza se e senza ma». Nel giorno della Memoria, mentre ricordiamo la Shoah e i milioni di uomini, donne, vecchi e bambini sterminati nei lager nazisti, abbiamo il dovere di guardare con gli occhi della memoria le stragi di donne e bambini nei supermercati e sugli autobus, di ragazzi e ragazze nelle discoteche e negli alberghi di Israele. Per non parlare delle vittime inconsapevoli delle torri gemelle: tutte vittime non dell’antisionismo ma dell’antisemitismo che ha macchiato il secolo passato e che tenta di risorgere con altri pretesti e altre menzogne come quelle che un altro ometto senza baffi ma con la barba e con la stessa arroganza di tutti i visionari, lancia da Teheran contro il popolo di Israele e contro l’Occidente. Sì, perché Israele, piaccia o no, è l’avamposto della cultura e della civiltà occidentale in medioriente. Ecco perché, nel momento in cui rivendichiamo il richiamo alle radici giudaico-cristiane nella Costituzione europea, riteniamo che sia giusto avviare un processo politico affinché assieme alla Turchia islamica entri a far parte dell’Unione europea, nelle forme e nei modi opportuni, anche lo Stato di Israele. Su questo chiediamo ancora una volta al sindaco Veltroni di dire una parola chiara e di farci sapere se Roma deve essere davvero la Capitale della pace e della comprensione fra i popoli e le diverse culture, oppure vuole continuare a essere il supermercato del pacifismo-discount. Coraggio, sindaco.
*Coordinatore dei Giovani di Forza Italia del Lazio