Meno traumatica la neurochirurgia

Avanza la neurochirurgia. Nuove frontiere si stanno aprendo grazie soprattutto alle metodiche mininvasive che vengono costantemente migliorate ed estese ad altre applicazioni. Se ne discute in tutti i congressi che si succedono in Europa e se ne parlerà molto a Boston, dove in settembre si svolgerà il congresso mondiale di neurochirurgia, lo scorso anno si è tenuto in Giappone. Tra i pochi oratori europei, il professor Alberto Alexandre, presidente della Società italiana per le tecniche chirurgiche mininvasive. Il professor Alexandre ha dato vita all'European neurosurgical institute (Euni- www.eunionline.com), una realtà dove si eseguono oltre duemila interventi all'anno. Ha sede a Treviso, ma è presente anche in molte altre città (Milano, Roma, Bologna, Pordenone, Modena, Cremona). Una rete che ha diffuso le conoscenze e l'impiego dei sistemi mininvasivi. "La neurochirurgia tradizionale - precisa Alexandre - è piuttosto traumatica, per anni ha prodotto grandi ferite nel corpo e nella psiche. Le nuove metodiche offrono in molte occasioni grandi risultati, riescono anche a rallentare o arrestare i processi degenerativi della stessa colonna vertebrale che caratterizzano il 40 per cento delle persone adulte. I dischi vertebrali perdono la loro funzione di ammortizzatori, si atrofizzano, provocano dolori. Si deve intervenire togliendo in primo luogo le limitazioni funzionali ed il dolore, rispettando però il paziente come persona. Gli eventi patologici sulla colonna vertebrale possono essere di tipo traumatico , tumorale o degenerativo. "Le evenienze che osserviamo più frequentemente sono l'ernia discale, la scoliosi e la degenerazione artrosica con processi di stenosi del canale vertebrale, ma anche i gravi traumatismi alterano la colonna e limitano la qualità di vita", afferma Alexandre.
Da sempre la neurochirurgia ha cercato soluzioni non invasive al problema della lombosciatalgia derivante da ernia discale. "Negli ultimi anni una serie di studi ha modificato i nostri punti di vista sul meccanismo causale del dolore e della disfunzione. Nuove ricerche hanno dimostrato che la degenerazione del disco comporta la liberazione di sostanze acide che intossicano la radice nervosa. La maggior parte del danno al tessuto viene quindi da ischemia e intossicazione chimica. L'effetto biochimico di sostanze iniettate nel disco è di ridurne il volume, ma anche e soprattutto modificare l'ambiente biochimico perinervoso, in modo da interrompere i meccanismi di ischemia e di intossicazione". L'ozono è la sostanza che si è recentemente imposta all'attenzione della comunità scientifica.
"Nella patologia discoradicolare l'ozono provoca un importante effetto su due fronti: nel breve termine è antinfiammatorio, analgesico, miorilassante e iperossigenante, come dimostrato dal dottor Corò; a più lungo termine disidrata il disco intervertebrale avviato al processo degenerativo. Questa metodica è fatta di alcune iniezioni ambulatoriali e poi di una iniezione direttamente nel disco patologico con ago cannula sottile come una normale puntura. Si accelera con questa miscela di gas il processo di degenerazione discale e se ne ridimensiona il volume e quindi la compressione sulla radice nervosa. Oltre a questa metodica numerose altre possono essere utilizzate: l'Euni ha la più vasta casistica in Europa di nucleoplastica o coblazione dell'ernia che utilizza le energie delle radiofrequenze; la neurolisi endoscopica serve molto per liberare i nervi dalle aderenze nei casi di fallimento di chirurgia tradizionale. Recentemente il professor Alexandre, in collaborazione con il dottor Colaprisco dell'ospedale di Belluno, sta portando avanti nuove promettenti ricerche sull'uso delle cellule staminali per la ristrutturazione tissutale.
Le patologie che vengono trattate nel nostro Istituto - aggiunge Alexandre - sono anche quelle del sistema nervoso periferico, cioè del sistema di nervi che connette il cervello con l'apparato muscolare e ghiandolare in tutte le parti del corpo e all'inverso gli organi della sensibilità della cute con il cervello. Quindi interveniamo quando un nervo è rimasto leso per effetto di un traumatismo, o di una compressione in un passaggio ristretto, o per causa di un tumore che crescendo lo comprima o lo infiltri". Le tecniche microchirurgiche non invasive, inizialmente utilizzate in pochi centri, si stanno diffondendo ora in numerose divisioni neurochirurgiche italiane e straniere. La fisioterapia è certamente necessaria per il recupero della funzione e per ridurre il rischio di recidive patologiche, ma oggi esistono cure mininvasive efficaci a brevissimo termine e molto sicure che rendono possibile l’attività fisica a breve ed eliminano il dolore. queste sono quindi da proporsi in luogo della chirurgia aperta. Il mondo accademico vuole giustamente evitare che trovino spazio proposte definite innovative, ma non suffragate dai dovuti riscontri clinici. che hanno favorito trattamenti chirurgici per lo meno discutibili, più vicini spesso ad attività sperimentali che terapeutico-assistenziali.