Le metamorfosi di mister grafene. E le matite diventano magliette

Gli inizi in un garage negli Usa, poi il ritorno in Italia: "Qui ci sono imprese pronte a nuove sfide"

Lui si ricorda persino la marca di quella birra. Che c'entra la birra con il grafene? C'entra, c'entra, considerato che lui è Giulio Cesareo, l'uomo del grafene. L'uomo che ha portato il futuro in Borsa a Londra, che ha portato il futuro in Italia, a Lomazzo (Como) con la sua Directa Plus. Ma facciamo un passo alla volta. E torniamo dove tutto è cominciato, alla birra, appunto. «Già, io e i miei soci americani, con cui ho diviso le più esaltanti esperienze di lavoro della mia vita, eravamo in un bar di Nashville, in Tennessee, davanti a una bottiglia di birra ed è lì, davanti a quella birra, che mi venne l'intuizione: produrre grafene, il materiale dalle mille applicazioni, la plastica del domani e anche del dopodomani, come mi piace definirlo, e svilupparlo con un processo industriale che lo rendesse purissimo, con un prezzo più che abbordabile e già pronto per entrare nel mercato».

Così, giusto per inquadrare il tema, se l'intuizione dei due premi Nobel, Gejm e Novoselov, è stata quella di sintetizzare il grafene, l'intuizione di Cesareo è stata quella di espandere con acidi e gas la struttura della grafite naturale, che poi è quella delle matite, distanziando il più possibile gli atomi di carbonio in modo da realizzare pacchetti di fogli (tecnicamente detti nanoplatelets) di grafene purissimo. Dalla grafite al grafene, in buona sostanza. Come dire: un'idea in punta di matita. Sorride e apprezza la battuta Mr Giulio e torna agli albori della sua start up vincente: «Abbiamo cominciato, a dire il vero, nel garage del mio socio: lo scienziato italoamericano Robert Angelo Mercuri, cercando di sviluppare questo processo. L'abbiamo testato, affittando un laboratorio e, quando ci siamo resi conto che funzionava e poteva diventare una grande opportunità, ci siamo buttati: era il momento di realizzarlo industrialmente».

Una vita decisamente fuori dai confini stretti della routine, una vita che porta l'ingegnere meccanico Giulio Cesareo, classe 1955 («Un'ottima annata», sottolinea con orgoglio) prima ad avventurarsi negli States, dove, dal 1986 al 2004, ricopre ruoli di prestigio in alcune grandi aziende come Ucar e Graftech, specializzandosi nel campo del carbone e della grafite e diventa top manager della multinazionale Union Carbide. Appassionato di sci, scherma, bicicletta ad un certo punto della sua vita, decide di rimettersi in gioco. È così che dall'idea si passa alla start up. Cesareo, Mercuri e altri soci danno vita, nel 2005, a Directa Plus. Anziché lanciarsi negli Stati Uniti, dove Directa Plus ha un laboratorio di ricerca in Ohio, a Cleveland, Cesareo gioca la carta più rischiosa: raccogliere risorse e investimenti per aprire in Europa. È su questa onda di entusiasmo che nel 2014 vengono aperte le Officine del Grafene, a Lomazzo, nel Comasco, una fabbrica iper-tecnologica, in grado di produrre fino a 30 tonnellate di grafene in un anno.

Ma perché l'Italia? Un Paese che spesso, senza troppi complimenti, ghigliottina le idee di chi ha buone idee? «Per almeno due buoni motivi. Il primo è che qui ci sono tante piccole e medie aziende e noi ci indirizziamo soprattutto verso quelle imprese che sono alla ricerca di materiali innovativi, proprio come il grafene, per riconquistare competitività. E l'altro motivo è che qui ho deciso di togliermi completi e gessati e di rimettermi letteralmente in jeans e scarpe da tennis per lavorare assieme ad un gruppo di ragazzi brillanti, molto preparati, provenienti da scuole e università che hanno ottimi professori. Abbiamo assunto una ventina di giovani molto motivati, di età media intorno ai 28 anni e nei prossimi mesi puntiamo ad assumerne un'altra decina, cercando di rispettare la parità tra donne e uomini e scegliendo fra professionalità differenti: abbiamo dottori di ricerca in fisica e in chimica, laureati in scienze ambientali, ingegneri energetici e persino una dottoressa in scienze veterinarie che si occupa dell'impatto ambientale del grafene, conducendo esprimenti in acqua con dei granchietti di cui per favore non mi chieda il nome adesso».

Ma attualmente come viene utilizzato il grafene? «Le nostre applicazioni principali sono quattro: gli pneumatici, per i quali Directa Plus ha già un partner industriale nel gruppo bergamasco Vittoria, che produce gomme per biciclette (sorprendentemente positivo l'esordio-test al Tour de France), il tessile (in arrivo da una nota azienda sportiva le giacche a vento con interno in grafene per affrontare ogni rigore come se fosse soltanto un buffetto) l'antifiamma e la depurazione dell'aria e dell'acqua. Il prossimo obiettivo è produrre anche gli pneumatici delle auto ma gli orizzonti spaziano dalle fibre di carbonio, alle batterie agli ioni di litio e ai polimeri a base di nylon». A Directa Plus, nel frattempo, si continua a fare ricerca. Per questo motivo l'azienda dell'uomo in jeans ha stretto partnership con Centri come l'Istituto italiano di tecnologia di Genova e guarda con interesse alla risposta dell'Unione europea che ha destinato un miliardo di euro in dieci anni per i progetti di ricerca.

Il grafene anche in Borsa a Londra, scrivevamo all'inizio. Un'entrata trionfale quella del maggio scorso, ha visto chiudere le sue azioni in rialzo del 36,1%. Dal prezzo di collocamento, 75 pence, ha subito superato una sterlina. Prima di congedarci ancora una curiosità: come mai tutti quei giovani di tante lauree e specializzazioni differenti? «Semplice - risponde Cesareo - è quello che io definisco il potere del disaccordo. Si tratta cioè di investire sulla diversità di opinioni come fonte di stimoli e di idee. Il caos, a volte, è un grandissimo vantaggio. Ma bisogna saperlo ascoltare, gestire, e al momento giusto occorre sapere far evaporare conflitti e arrivare a una soluzione unica». Insomma, se abbiamo capito bene: tante teste, una sorta di melting pot della creatività. Poi ci pensa lui, l'ingovernabile, a rendere tutto più governabile.

Commenti

cgf

Lun, 03/10/2016 - 09:25

ottime idee sebbene io non vorrei mai giacche a vento o pneumatici per la mia auto in quel materiale. Motivo? è un ottimo conduttore, vero che è raro essere colpiti da fulmini, ma...