Mezzo milione in piazza contro i gay (e Zapatero)

Vescovi e cardinali alla testa di un’immensa folla convenuta nella capitale da tutta la Spagna. Tiepido appoggio del Partito popolare dell’ex premier Aznar

Luciano Gulli

Oltre cinquecentomila persone in corteo («macché, saremo oltre un milione», ribattevano ieri pomeriggio i cronisti di Cadena Cope, radio legata alla conferenza episcopale) per dire no alla movida laicista e filo gay di Zapatero. Famiglie normali, verrebbe voglia di dire, se l’affermazione non prestasse il fianco ai censori del politicamente corretto; con padri e madri e ragazzini, e infanti in carrozzina. E poi un mare di ventenni, volontari di decine di organizzazioni non governative, cittadini impegnati nel volontariato, pensionati e nonni che tenevano per mano i nipoti sotto il sole ancora sfolgorante de la tarde. In testa al corteo uno striscione alto 20 metri e largo 60 con uno slogan netto come una fucilata: «La famiglia sì che importa».
Sono arrivati da tutta la Spagna, ma anche da altri Paesi europei, Italia compresa. Seicento, per dare un’idea della grandiosità dell’evento, gli autobus che hanno convogliato a Madrid i manifestanti che si erano messi in viaggio dalle Canarie e dalle Baleari. Per non dire dei treni, dei mezzi privati e della rete logistica dispiegata dalle parrocchie e dalle associazioni cattoliche. Qui e là, tra il nereggiare delle teste che sfilavano da piazza Cibeles a Porta del Sol, cartelli e striscioni su cui si leggeva: «Matrimonio vuol dire unione tra uomo e donna», «Zapatero ha padre e madre: perché io no»?
Oltre cinquecentomila persone in piazza («un milione, date retta», insistono quelli di Cadena Cope) radunate dal Forum della Famiglia per protestare contro il progetto di legge socialista che autorizza il matrimonio gay e l’adozione da parte di coppie omosex. Ma anche per dire no alle cannonate prossime venture che il governo del premier amato dai gay e dalle lesbiche di tutte le Spagne si appresta a sparare contro le fondamenta di quella Spagna profonda, cattolica e tradizionalista, che già piega il ginocchio di fronte all’avanzare dello spirito del tempo, tutto pervaso di pragmatismo e di relativismo antireligioso.
Già, perché oltre al matrimonio gay equiparato a quello eterosessuale (legge che dovrebbe essere promulgata alla fine del mese) in ballo ci sono alcune altre cosette: come la depenalizzazione dell’aborto, il divorzio facile (3 mesi, e senza obbligo di presentare motivazioni) eutanasia e cancellazione del finanziamento statale alla Chiesa cattolica.
Con il cardinale arcivescovo di Madrid, Antonio Maria Rouco Varela, accolto con un’ovazione dai manifestanti al suo arrivo in plaza Cibeles, c’erano una ventina di alti prelati, fra cui l’arcivescovo di Granada Javier Martinez e il primate di Toledo, Antonio Canizares. Brillava per la sua assenza, tuttavia, il presidente dei vescovi spagnoli, Ricardo Blazquez, titolare della diocesi basca di Bilbao e fresco successore di Rouco Varela. Assenti anche l’arcivescovo di Siviglia, Vallejo, e quello di Barcellona, Martinez Sistach, a conferma della profonda incertezza che attraversa la Chiesa spagnola a proposito della posizione da opporre al governo Zapatero. Guerra dura, come propongono molti vescovi insieme con il Forum della Famiglia, che raggruppa circa cinquemila associazioni? O un atteggiamento più morbido (come propugnano i campioni della Chiesa modernista) per evitare che il muro contro muro con il governo si traduca in un isolamento della Chiesa all’interno della società?
Il Partito popolare, all’interno del quale ci sono state fino all’ultimo una serie di incertezze sulla qualità dell’appoggio da garantire alla manifestazione, ha infine mandato il suo segretario generale Angel Acebes, che sfilava dietro un cartello su cui era scritto: «Per la libertà e la famiglia». Accanto a lui anche Ana Botella, moglie dell’ex premier Aznar (assente) e assessore al comune di Madrid. Assente, al pari di Aznar, anche il leader del partito, Mariano Rajoy. La loro assenza, dicono nella capitale, va letta come una sorta di tartufesco rispetto nei confronti della componente gay del partito, che è molto agitata, e di quella che pur essendo cattolica storce il naso di fronte alla prospettiva di essere rappresentata dai vescovi. È prevalsa, all’interno del Partido Popular, la linea prudente e diplomatica della partecipazione «a titolo personale», che non servirà, a occhio, a guadagnare consensi al partito del già tiepido successore di Aznar.
La Federazione gay e lesbiche di Spagna aveva tenuto in mattinata una modesta contromanifestazione. Ma la risposta vera agli «oscurantisti» che pensano ancora al matrimonio come a un affare tra un uomo e una donna ci sarà il 2 luglio, per la «giornata dell’orgoglio gay». Zapatero ha già fatto sapere che non mancherà.